Emanuele Errante un lungo lavoro d’introspezione senza alcun condizionamento artificiale ha permesso all’Artista di realizzare questo “Migrations”.

Un Cd evocativo, dalle atmosfere semplici.

Incontriamo Emanuele per raccontare questo “Migrations”

Cosa vuol rappresentare la traccia video inserita nel tuo ultimo lavoro?

L’ambient è un genere che il suo stesso inventore, Brian Eno, definì come musica che può essere ascoltata attivamente e con attenzione o ignorata con estrema facilità. Una musica che coinvolga quasi subliminalmente l’ascoltatore senza necessariamente catturarne l’attenzione. È proprio questa interpretazione che ispira il videoartist Mattia Casalegno, autore della traccia video, nei lavori che accompagnano i miei live. I visuals sono studiati in modo che se guardati con attenzione è possibile coglierne forme zoomorfe ed elementi concreti che ti riconducono al reale, mentre se guardati senza particolare concentrazione ti permettono comunque di vivere un’esperienza audio-visiva fatta di soundscape elettronici e tappeti acustici, matrici di pixel, elementi astratti e animazioni.

Insieme alla label che ha prodotto “Migrations” abbiamo pensato di proporre uno di questi video nel disco, per riprodurre l’esperienza “in differita” di quanto avviene dal vivo. Se noti, quella sorta di volo di uccelli presente nella copertina del CD (disegnata con acquerello dall’artista canadese Clara Fauvel) che ben si addice al titolo dell’album, è la raffigurazione di alcuni degli elementi grafici presenti nel video di Rugiada.

Quali sono gli Artisti a cui fai riferimento?

Quando avevo 15 anni passavo ore al synth cercando di riprodurre i suoni di Jean-Michel Jarre e Vangelis che uscivano dal mio stereo. Poi ho avuto una lunga esperienza in varie band, spaziando dalla new-wave al folk-rock in cui ho comunque cercato di inserire tanta elettronica. Quando ho ricominciato a lavorare da solo, sono entrato a far parte della scena netaudio dove mi sono confrontato con numerosi artisti. Devo molto al netaudio, ha rappresentato per me una grande fonte di ispirazione ed è stato di grande stimolo creativo. Oggi ascolto molto le produzioni Type e Kranky e riscopro ogni giorno con più meraviglia le opere dei grandi autori contemporanei e di quelli meno conosciuti.

Brian Eno (ovviamente), Murcof, Tim Hecker, Fennesz, Chris Herbert, Chihey Atakeyama, Max Richter, Pan American, Phelan Sheppard, The Dead Texan sono solo alcuni dei nomi che mi vengono in mente. Su tutti, sono da sempre un fedelissimo fan di David Sylvian e di Sakamoto (con e senza Alva Noto).

Un lavoro pulito senza condizionamenti mediatici?

“Migrations” è venuto dopo “Absolute”, EP pubblicato dalla netlabel svizzera Maetrixsolution, ed esiste sicuramente una certa continuità tra i due lavori.

Mentre componevo Migrations cercavo di liberarmi da qualsiasi fattore “di disturbo”, sia psicologico che fisico, in modo da avvicinarmi mentalmente sempre di più alla Natura. Volevo che si percepisse nei miei brani, volevo che quello che stavo facendo avesse potuto contribuire ad evocare paesaggi naturali in chi lo avrebbe ascoltato. Immagina di stare seduto in un prato circondato da alte montagne con le cime innevate, in una bella giornata di sole. Hai due opzioni: metterti ad osservare con attenzione ogni singolo elemento che compone questo quadro meraviglioso oppure chiudere gli occhi e meditare. In entrambi i casi l’esperienza si rivelerà estremamente appagante. La musica ambient è proprio questo.

Quali sono le tue fonti d’ispirazione. In quali luoghi è nato questo cd?

Alcuni brani sono stati composti nel mio studio a Napoli, dove vivo. Curo molto i giochi di luce e ombre e l’ambiente di lavoro è concepito in modo da permettermi quel giusto equilibrio tra relax e concentrazione. Sul mio piano di lavoro puoi trovare numerosi oggetti naturali, composizioni in legno e anche pietre. Le pietre, in particolare, mi affascinano molto. Tutto questo è per me grande fonte di ispirazione.

Altri brani sono stati invece scritti in Calabria, vicino a quel mare il cui ruggito ho catturato e usato nel brano che porta il nome della regione. Qui ho anche eseguito tutti gli altri field recordings presenti nel disco. Tra l’altro gran parte delle pietre che ho nel mio studio viene proprio da quella spiaggia.

Per quale motivo a tuo avviso l’utilizzo dei Loop (ripetizioni infinite di una o più note) continua nel tempo ad avere un fascino così forte?

Credo che in alcuni casi la musica venga percepita meglio che in altri dall’orecchio, dalla mente e dal corpo umano. Mi vengono in mente gli Almamegretta prima maniera, che si dichiaravano convinti sostenitori dei 70-80bpm, lo stesso numero di battiti cardiaci al minuto. I loop hanno effettivamente la capacità di essere interiorizzati facilmente da chi li ascolta. Forse le ragioni sono da ricercare nel fatto che anche la nostra vita e il mondo intero scorrono tra mille ripetitività e quindi il ciclo, il loop è un concetto peculiare dell’essere umano. Ma è anche probabile che si tratti di un fattore culturale, poiché credo che in tutte le culture la nenia, la cantilena, la filastrocca siano tra le primissime forme musicali che un essere umano impara a conoscere.

Perché “Migrations” verso dove?

Il titolo indica le migrazioni mentali, l’oggetto di quello stato di perenne attesa di “migrare” verso situazioni nuove in cui ogni anima sensibile vive costantemente.

Se dovessi collaborare con un regista alla realizzazione di una base per film. Da chi ti piacerebbe esser, chiamato?

Zhang Yimou, senza ombra di dubbio!

Attualmente sto lavorado proprio alla colonna sonora di un cortometraggio, “Ti amo”, scritto da mio fratello, Stefano Errante. Si tratta di una storia un po’ alla David Lynch e sto trovando molto stimolante creare il commento musicale ad un film.

myspace: http://www.myspace.com/eerrante

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