Marco Parente è un cantautore e musicista fiorentino noto per la sua capacità di fondere sperimentazione sonora e poesia, creando un universo musicale unico e ricercato.

Nel corso della sua carriera, ha collaborato con artisti di spicco come i CSI, contribuendo al progetto Linea Gotica, e ha lasciato il segno grazie a una profonda sensibilità artistica e alla costante ricerca espressiva

Marco Parente si racconta come un artista in continuo movimento, fedele a una ricerca musicale che unisce sperimentazione sonora, poesia e attenzione al quotidiano. Anche il contesto dell’intervista lo conferma: prima un treno, oggi un bar nel cuore di Firenze. Luoghi reali, vissuti, che diventano parte integrante del suo modo di fare musica.

Dopo La mia rivoluzione, Parente spiega che non c’è una frattura netta, ma un’evoluzione naturale: il tempo, le esperienze e il lavoro quotidiano hanno portato nuove idee e nuovi progetti. Negli ultimi due anni ha lavorato intensamente a un percorso discografico articolato, che si concretizzerà in due dischi legati sul piano concettuale e testuale, ma diversi nell’approccio musicale, in uscita a pochi mesi di distanza.

Il nuovo album si intitola Il posto delle fragole, una citazione dichiarata e voluta del film di Ingmar Bergman. Il riferimento al cinema non è casuale: l’immagine e la suggestione visiva sono da sempre elementi centrali nel suo processo creativo. Il film diventa una fonte di domande più che di risposte, proprio come la sua musica.

Sul fronte tecnologico, Parente mantiene una posizione distante e osservatrice: fuori dalla rete per scelta, utilizza il digitale solo come strumento tecnico necessario alla registrazione, senza farne un centro espressivo.

Ampio spazio anche al progetto Il rumore dei libri, un concerto-reading in cui la musica dialoga con la poesia sonora. Non conta il significato letterale delle parole, ma il loro suono, la loro forza evocativa. Le voci dei poeti diventano materia musicale, fino a trasformarsi inconsapevolmente in interpreti. Un lavoro in continua evoluzione, nato anche grazie all’incontro con l’archivio di poesia sperimentale di Ivano Burani.

Ne emerge il ritratto di un artista coerente, curioso e libero, che continua a interrogarsi e a spostare i confini della canzone, senza mai perdere il contatto con la realtà e con l’ascolto profondo.

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