Incontriamo un artista che non ha mai avuto fretta. Un musicista che ha scelto il tempo quello lento, l’ascolto profondo, la ricerca come forma di verità. Un gradito ritorno al nostro microfono con Ivan Segreto.
Da qualche giorno negli store digitali con Anima Celeste, Insetto e Paura e Pace. Una waterfall release che non è soltanto una modalità di pubblicazione, ma un vero percorso di avvicinamento, un invito ad abitare la musica con presenza.
Ivan Segreto attraversa il dentro e il fuori, il sopra e il sotto, lasciando che la musica diventi spazio di accoglienza, fragilità e consapevolezza.

Pianista, cantautore, compositore e produttore, Segreto ha sempre saputo fondere la sua formazione jazzistica con la canzone d’autore, creando un linguaggio unico, elegante, essenziale.
Oggi quel linguaggio si fa ancora più intimo, più spoglio, più vero, con canzoni che non chiedono un ascolto distratto ma chiedono tempo, silenzio, chiedono di essere attraversate.
Al microfono di Patrizio Longo con Ivan Segreto.
Sinossi intervista a Ivan Segreto
Un artista che non rincorre il tempo ma lo ascolta. Così si presenta Ivan Segreto nel suo ritorno radiofonico: voce calma, pensiero lucido, visione limpida. La sua musica non è cambiata, si è approfondita. «Non inseguo le cose, lascio che accadano», racconta. Il suo percorso creativo è un filo continuo che si arricchisce di esperienze, intuizioni e nuove urgenze espressive.

Segreto parla di silenzio come materia sonora, spazio necessario perché parole e strumenti possano respirare. Più maturità significa più sottrazione, più ascolto, più presenza.
La meditazione non è un esercizio immobile ma uno stato di coscienza attiva: camminare, muoversi, vivere il corpo diventa parte dell’esperienza musicale.
Le fragilità non sono crepe da nascondere ma energie da trasformare. L’artista rifiuta la separazione tra uomo e musicista: sono lo stesso sentiero. Le ombre interiori, accolte e non negate, diventano vibrazione creativa.
Il legame con la Sicilia resta saldo ma senza giudizio severo. Oggi la osserva con sguardo relativizzato, riconoscendo che molte sue dinamiche appartengono al mondo intero. Il dialetto rimane una radice viva, recentemente esplorata anche in una collaborazione con Paolo Fresu, incentrata sulla mediterraneità sonora e linguistica.
I nuovi brani nascono per essere ascoltati in movimento: una passeggiata sul mare, un sentiero nel bosco, una notte con le cuffie. Per Segreto l’ascolto più profondo avviene quando mente e corpo dialogano.
Il messaggio finale è semplice e potente: la creatività è uno degli strumenti più forti per conoscere se stessi e il mondo. Non serve spiegare la musica, basta viverla. E magari, inventare qualcosa di proprio e darle forma reale. Perché creare è accendere una luce interiore capace di illuminare tutto ciò che siamo.
Foto: Ufficio Stampa