Una passione coltivata nel tempo che ha saputo dare i suoi frutti. Questa potrebbe risultare la riflessione di una cantautrice genovese che presenta alla scena il suo primo lavoro Il Giardino di Rose.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Chiara Ragnini, bentrovata?

Ciao Patrizio, grazie dello spazio e un saluto a tutti i tuoi lettori, è davvero un grande piacere.

Passeggiando idealmente in questo Giardino di Rose siamo attratti dall’atmosfera rilassante e odorosa delle tue note. Come ti sei avvicinata alla musica?

In casa mia, fino da piccola, ho sempre respirato arte, cultura e creatività. Grazie alle passioni trasmesse dai miei genitori mi sono avvicinata alla musica sino dalla tenera età, prima al pianoforte da autodidatta e poi alla chitarra e al canto, attraverso percorsi di studio con numerosi insegnanti genovesi. La musica mi ha sempre accompagnato facendomi da colonna sonora dei più variegati momenti della mia vita e lo farà sempre.

Un Album che racconta di te?

Il Giardino di Rose è un disco che raccoglie dieci canzoni scritte negli ultimi tre anni e sicuramente rispecchiano differenti stati d’animo di questo ultimo periodo di vita. Sono nata e vissuta a Genova ma da due anni a questa parte abito a Imperia: il tema del viaggio e del ritorno è spesso presente nei miei testi, a simboleggiare quanto a volte mi manchino le strade della mia città, l’odore del porto e i profumi che solo una città come Genova sa regalarti. Imperia e la riviera ponentina ligure hanno però saputo amabilmente colmare certi vuoti, in fondo la Liguria è la mia terra e la amo in maniera trasversale, da una riviera all’altra.

Hai suonato la chitarra di Luigi Tenco, appena dopo il restauro. Un’emozione che avresti mai immaginato?

È stata un’esperienza magnifica, grazie a Pepi Morgia che mi ha voluta ospite della prima serata del Restauro in Festival, svoltosi in uno dei borghi più belli d’Italia, nell’entroterra ligure. Non avrei davvero immaginato di avere un giorno questo onore: vedere la commozione e la gioia negli occhi dei familiari del grande cantautore è stato molto molto emozionante.

Numerose le partecipazioni sonore che ti hanno visto protagonista cosa hai percepito?

Sino ad ora le esperienze più belle sono state quelle mediante le quali ho potuto condividere questa passione con altri bravi musicisti e, prima ancora, belle persone. Cito a questo proposito il Biella Festival e il progetto Radar, curato da Franco Zanetti e Massimo Cotto, ai quali ho preso parte lo scorso inverno. Sono stati due momenti di grande stimolo per me, durante cui ho potuto confrontarmi con tantissime persone, soprattutto autori, che mi hanno letteralmente spronata a migliorare, lavorare sui testi e le musiche e, soprattutto, continuare a credere e lavorare al mio progetto con costanza e determinazione. La musica è condivisione e comunicazione e occasioni come queste offrono la possibilità agli artisti di alimentare notevolmente entrambi questi aspetti.

Cosa racconti in Quello che ho?

Questa canzone è stata scritta nel 2004 e le sono particolarmente affezionata, tanto da concederle l’onore (e l’onere) di aprire tutti i miei concerti e di fare da apripista anche al Giardino di Rose, come prima traccia del disco. una sorta di manifesto, il cui messaggio principale vuole essere il seguente: prendetemi come sono, questo è quanto possa offrirvi e non posso assicurarvi che cambierò tanto facilmente. Mentre in Oltre le nuvole? Oltre le nuvole è invece una canzone più recente, composta nella primavera del 2011. A volte si corre il rischio, fra due persone che si vogliono bene, di mettere a rischio la fiducia che si è venuta a creare e si pensa che la fuga sia la via migliore: io, per esempio, quando mi arrabbio o mi sento giù, comincio a riordinare qualunque cosa, dal terrazzo ai divani, ai quadri impolverati (“Ho spostato da quel muro il tuo quadro preferito / e fatto spazio sul divano dove tutto è cominciato”), freneticamente, in quanto mi aiuta a scacciare dalla testa le mie preoccupazioni. Come tanti, spesso mi è capitato di pensare di voler mollare tutto e fuggire sulla famosa isola deserta. Con il tempo, però, si capisce che non è questo il modo migliore di affrontare i problemi, bensì cercare di risolverli dando e ricevendo fiducia (“Oltre le nuvole mi voglio perdere / e cominciare a fidarmi di te”).

Il Giardino delle Rose è un lavoro che si prefigge come obbiettivo un ponte ideale fra Io e natura?

L’obiettivo principale del disco è fornire un’idea ben precisa della dimensione nella quale si muovono le mie composizioni e sicuramente l’elemento naturalistico è di fondamentale importanza. Benché sia donna di mare, adoro la campagna e il verde, con attenzione verso la natura tutta (insetti inclusi: sono un’allevatrice di fasmidi caraibici giganti!); questo si rispecchia sia nelle liriche, dove i boschi, le strade di campagna e i borghi la fanno da padrone, a volte più che il mare stesso, sia nelle immagini che accompagnano il disco, in particolare la copertina, con cui abbiamo cercato di suscitare un senso di tranquillità, eleganza e raffinatezza, così da rispecchiare anche le canzoni che ne fanno parte.

Foto di Luca Lombardi

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