L’infanzia l’ha trascorsa ascoltando artisti come Donna Summer, Boney M e Village People. Come racconta Ricardo Sinigallia, fu Felipe “l’indiano” a regalargli una collana che ancora oggi ricorda con affetto.

È stato anche fan dei Kiss, e in casa della madre conserva una foto con Gene Simmons. Riccardo ripercorre così la sua infanzia e i diversi lavori svolti prima del successo.

Racconta della sua attività: “Ho sempre scritto canzoni fin da bambino. Il mio percorso è stato costruito nel tempo e oggi mi ritrovo a fare un lavoro fantastico”.

Riccardo Sinigallia

C’è poi un riferimento al periodo insieme a Federico Zampaglione e alle canzoni utilizzate per il cinema, in particolare con Ferzan Özpetek: Due destini (2000), un brano che non ha avuto bisogno di promozione per arrivare al pubblico.

Nel 2001 arriva un altro momento significativo della carriera, con il tributo attraverso Come è profondo il mare per il film Paz.

A questo punto gli chiedo: “Dove si ferma questa strada e per incontrare chi, soprattutto?

Ricardo Sinigallia mi risponde: “Per incontrare chiunque. È un invito a esercitare l’arte dell’incontro…”

Ascolta intervista a Riccardo Sinigallia.

Trascrizione intervista con Riccardo Sinigallia

Ci sono interviste che scorrono, e poi ce ne sono altre che restano addosso. Questa conversazione notturna di Extranet con Riccardo Sinigallia appartiene decisamente alla seconda categoria: un racconto personale, pieno di immagini, ricordi e svolte inattese.

Non è la classica chiacchierata sulla carriera. È piuttosto un viaggio dentro le origini emotive di un artista, dentro quelle scintille che, spesso senza che ce ne accorgiamo, accendono una vocazione.

Si parte dall’adolescenza, quando grazie al lavoro della madre Riccardo si ritrova a contatto con icone internazionali come i Village People e Donna Summer. Ma quello che resta davvero non è il mito patinato: sono i colori, le maschere, i travestimenti, lo stupore di un bambino davanti a personaggi quasi irreali, in un mondo che sembra uscito da un film. Come quando Felipe, l’indiano del Village People, li regalò la collana.

Kiss Gene Simmons

Poi arrivano i Kiss. Affascinanti e spaventosi allo stesso tempo. Gene Simmons altissimo, la lingua insanguinata, la madre che gli arriva alla cintura. Un’immagine potentissima che racconta meglio di mille parole come nasce l’attrazione per il rock, per la scena, per quell’universo teatrale che fonde musica ed emozione pura.

Inoltre chiedo quando abbia capito che la musica sarebbe stata il suo sentiero. Riccardo sorprende per sincerità: nessuna rivelazione mistica, nessun colpo di fulmine da bambino prodigio. C’è la vita normale, il liceo, i lavori fatti per mantenersi, la chitarra sempre in mano e le canzoni scritte quasi senza pensarci. E poi, piano piano, il tempo che costruisce il percorso. Una vocazione che cresce mentre vivi.

Si entra così negli anni Ottanta, nell’incontro con Federico Zampaglione e nella storia dei Tiromancino, raccontata senza mitologie ma con precisione e memoria, chiarendo equivoci e passaggi fondamentali che hanno portato a La descrizione di un attimo, uno dei dischi simbolo di una generazione.

Il cinema diventa un altro grande protagonista. Riccardo racconta l’emozione di sentire le proprie canzoni su un grande schermo, soprattutto ne Le Fate Ignoranti di Ferzan Özpetek, con Due destini che accompagna le immagini reali del Gay Pride. Non solo una scelta artistica potente, ma anche una svolta capace di portare la musica al pubblico senza passare dai soliti meccanismi promozionali. Una canzone che cammina con le immagini e trova da sola il suo spazio nel cuore delle persone.

C’è poi l’incontro con Lucio Dalla, il lavoro su Come è profondo il mare per il film Paz: l’emozione di reinterpretare un brano amatissimo e di condividere lo studio con uno dei giganti della musica italiana, descritto con gratitudine e semplicità.

Il dialogo si sposta infine sull’ultimo lavoro, Incontri a metà strada, che Riccardo racconta come un vero manifesto umano prima ancora che musicale: un invito ad aprirsi, ad ascoltare, a incontrare chi ci è vicino e chi è lontanissimo da noi, perché proprio nello scambio nascono i cambiamenti più profondi.

E quando gli chiedo cosa avrebbe fatto se non fosse diventato cantante, emerge un uomo concreto, che non idealizza il mestiere: ristoranti, assicurazioni, case discografiche, persino un locale in Grecia. La vita vera, fatta di lavoro e adattamento. Ma anche la consapevolezza che scrivere canzoni è ciò che gli dà energia, gioia, senso.

Ne esce il ritratto di un artista autentico, senza pose, che ha costruito la propria strada passo dopo passo, tra incontri fortunati, scelte coraggiose e tanta dedizione.

Un’intervista che non si limita a raccontare una carriera, ma svela l’anima dietro le canzoni. Da ascoltare tutta d’un fiato, come si fa con un buon disco: lasciandosi trasportare dalle parole, dai ricordi e da quella sottile magia che nasce quando musica e vita si incontrano davvero.

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