Gualeve

Intervista ai Gualeve: sonorità creative dal rock progressive al noise

Intervista ai Gualeve: sonorità creative dal rock progressive al noise

Come spesso accade per le band sono alcuni amici che si ritrovano a condividere passioni ed intraprendere nuove direzioni. Sono i Gualeve a percorrere questa strada, accomunati dalla passione per la musica e per la scrittura.

Il loro primo cd s'intitola L'età del ferro. Un disco che sembra essere stato influenzato dal rock progressivo dei CCCP – Fedeli alla linea.
Suonano una musica che li presenta ragazzi introversi. Mirano ad affermare il loro suono raccontando descrivendo stati d'animo e i bisogni dei alcuni giovani salentini.

Incontriamo Alessandro Gatto per raccontare di questa band e del primo disco. Quale il messaggio che volete promuovere in L'età del ferro?

Non c'è un messaggio preciso che si vuole dare, tutto è affidato alla libera interpretazione dell'ascoltatore, ciò che si sente maggiormente fruire dall'album è un disagio sociale che viviamo.

L'album si apre con un pezzo intitolato Come può,nel testo del brano si ha un chiaro riferimento al contrasto tra uomo e natura, l'uomo infatti si pone delle domande di cui non avrà mai risposta.

Dopo Come può c'è il pezzo che dà il titolo all'album, L'età del ferro, anche qui si trova di nuovo l'eterno scontro tra la natura e il progresso umano; Epitaffio di un'amore parla delle passioni che consumano, L'oro di Mida parla dell'avidità umana, la canzone Vendetta e perdono è nata quasi per gioco e impersonifica lo scontro tra la vendetta e il perdono, infine l'album si chiude con La n°6 che parla dell'impotenza dell'uomo e delle cose soggette all'usura del tempo.

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