Cuoresenza

Intervista ad Etta Scollo: riletture artistiche in "Cuoresenza"

Intervista ad Etta Scollo: riletture artistiche in "Cuoresenza"

Uno spirito “migrante” che la porta a vivere fra la Sicilia e Berlino stabilendo una quasi perfetta antitesi fra tradizione e progresso. Questa la sintesi che racconta il lavoro di una donna catanese che ci racconta di Cuoresenza (2011 – Trocadero).

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Etta Scollo, bentrovata?

Non ho un buon orientamento, ma il perdersi è forse l'occasione per ritrovare ciò che si credeva perduto per sempre

Un disco raffinato, un puzzle, un monologo che racconta dell'amore nelle sue tante sfumature?

Racconta un modo di sentire e vivere l'amore in maniera personale, sempre in cambiamento, dove ogni brano rappresenta una faccia di questo amore, che esso sia ironico o melanconico.

In Cuoresenza si tributano grandi maestri italiani da Mina a Modugno passando per Battiato?

Si, è anche un omaggio ai grandi interpreti e autori della canzone italiana, con un occhio particolare a quelli degli anni sessanta, che sono stati gli anni della mia infanzia, e un orecchio a captare le sfumature più emozionanti e centrate sul tema dell'amore, come in La cura di Battiato.

Anche una cover straniera: Der Novak di Cissy Kraner scelta per quale motivo?

È una canzone buffa, assurda, che racconta di una donna che vuole fare follie ma il suo amante la protegge da se stessa. L'ho scelta perché mi ricorda i miei anni viennesi, in una città tra tradizione e sregolatezza.

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