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Intervista a Rudy Rotta: "Beatles Vs Rolling Stones"

Intervista a Rudy Rotta: "Beatles Vs Rolling Stones"

Un ricordo in blues: questa è l'impronta sonora che sbarca a cinquanta anni esatti dal primo ed omonimo disco degli Stones e dall'apparizione sul mercato dei Beatles in America. Era l'inizio della “British Invasion” che avrebbe dato spazio a diversi artisti internazionali.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo il bluesman Rudy Rotta che racconta di The Beatles vs The Rolling Stones, bentrovato.

Grazie mille, bentrovato a te!

Un Album di confronto, di storia e di presunte rivalità tra icone della storia della musica?

Sì, è esattamente così; sono le due band che hanno diviso tanti fans nel corso degli anni, anche se tra di loro non c’è mai stata una vera rivalità. Basti pensare che nel 1963 i Beatles diedero agli Stones il brano I Wanna Be Your Man; Jagger e Richards ne fecero il loro primo singolo di successo che venne poi registrato anche dai Beatles stessi.

Come sono state selezionate le canzoni da reinterpretare?

Ho seguito il mio istinto, evitando di pensarci troppo su. È stata una di quelle cose che nascono in maniera del tutto genuina e naturale, senza star dietro ad una logica particolare. Del resto, se avessi cominciato a soffermarmi troppo su quali canzoni inserire e come accoppiarle, probabilmente sarei ancora qui a ragionarci sopra. Vorrei inoltre aggiungere che nel disco sono presenti anche brani non particolarmente conosciuti, su tutti Con Le Mie Lacrime, versione italiana di As Tears Go By e ad oggi unico brano cantato nella nostra lingua dai Rolling Stones.

Billy Holiday affermava che <Tutti dobbiamo essere differenti. Non si può copiare un altro, e nello stesso tempo pretendere di arrivare a qualcosa.> Quanto è importante il concetto di reinterpretazione a differenza della semplice cover?

Io riesco a concepire il concetto della reinterpretazione solamente a patto che essa sia vera e sincera. Mi dissocio nel modo più assoluto dalle tribute bands, troppo spesso semplici copie sbiadite prive di una loro personalità.

Senza alcun dubbio i Beatles e i Rolling Stones hanno rivoluzionato con la loro musica un'intera società ed ancora oggi ne subiamo l'influenza. Nel tuo caso quanto è stata importante questa influenza?

Direi determinante. Mi sono affacciato alla musica nel momento in cui erano molti i gruppi con la tipica formazione a due chitarre, basso e batteria (vedi gli Shadows); poi improvvisamente venni a conoscenza del fatto che in Inghilterra le ragazzine si strappavano i capelli, urlavano e piangevano ai concerti dei Beatles.. Da un fenomeno così sciocco presi subito le distanze ma ben presto mi accorsi che erano arrivati i Fab Four e che il mondo, come lo conoscevamo, non sarebbe stato più lo stesso.

Hai condiviso esperienze con grandi artisti internazionali come B.B. King, John Mayall, Robben Ford cosa ti hanno regalato le stesse?

Ovviamente tantissimo, mi sono ritrovato sul palco o in studio di registrazione con i miei eroi, cos’altro potevo chiedere dalla musica? Ogni musicista con il quale ho collaborato mi ha lasciato memorie indelebili, ricordi che mi hanno aiutato a crescere, cercando sempre di capire che cosa desiderassi dalla musica. Credo di aver imparato questa lezione e vorrei tanto consigliarla a tutti i giovani artisti che pensano troppo spesso alla tecnica e poco alla musica; vorrei dire loro che la musica viene prima della tecnica e dei virtuosismi.

In The Beatles vs The Rolling Stones ci sono le partecipazioni di Quintorigo (in “Lady Jane & Julia)”, Gnu Quartet (in “Ruby Tuesday & Strawberry Fields Forever”) ed il percussionista Ernesttico. La suggestiva copertina e tutto l'artwork del disco sono a cura di Nico Panna (aka Lunicu). Come sono state scelte?

Sono state delle scelte dettate dal cuore. Gli ospiti che hai citato sono grandi artisti ai quali mi lega un sincero rapporto di amicizia e che hanno dato un notevole tocco di classe al mio progetto. Ho dato loro carta bianca per quanto riguarda gli arrangiamenti, chiedendo solamente che fossero “tradizionali” e sono stato accontentato. Sono rimasto estremamente colpito da quanto fatto da Quintorigo e Gnu Quartet; quando mi sono accinto a registrare le parti vocali con in cuffia i loro arrangamenti ho provato delle forti emozioni. Ad Ernesttico ho chiesto semplicemente di non essere troppo “latino” nelle percussioni. Nico Panna invece è un ottimo grafico che ha fatto un lavoro fantastico, mettendo in pratica con grande stile alcune idee a cui avevo pensato.

I tuoi progetti futuri?

Entro la fine dell'anno uscirà Volo Sul Mondo, un'iniziativa dedicata ai bambini di tutto il pianeta, sempre più afflitti da solitudine e disagio causati dall'eccessivo uso della tecnologia. Per il 2015 ho in serbo un nuovo album e nel frattempo tantissimi concerti in giro per l'Europa che potete visionare andando sul mio sito ufficiale www.rudyrotta.com. Ciao a tutti e buona musica!

Papik: sonorità nu jazz e soul in "Sounds for the open road"

Un progetto con brani di cover ri-visionate in chiave jazz e soul e non solo anche brani inediti. Queste le metriche di Sounds for the open road il cd di Papik al secolo Nerio Poggi.

Numerose le collaborazioni dal primo lavoro Rhythm Of Life del 2009, fra queste quella con Mario Biondi negli album Handful of soul e I love you more.

Incontriamo Papik per raccontare questa nuova sonorizzazzione, Bentrovato.

Ciao Patrizio.

Come sono state scelti i brani da rendere cover?

Non c’è un metodo per la scelta, per esempio More than i can bear dei Matt Bianco è nata dopo la collaborazione mia al loro ultimo album, “che sarà” mi fu commissionata dai giapponesi in chiave bossa e mi piacque a tal punto da volerla mettere nel cd, Sarah Jane Morris è un po’ la Barry White femmina e quindi la scelta è stata facile.

Sounds for the open road è un doppio album con diverse partecipazioni da Sarah Jane Morris a Mark Reilly (Matt Bianco) passando per Fabrizio Bosso, ad Alan Scaffardi ed altri prestigiosi artisti. Come è stata effettuata la scelta?

Fabrizio l’ho conosciuto ai tempi di Mario Biondi, l’ho sempre ammirato, Alan è da sempre il cantante “Papik” assieme a Ely Bruna, e per gli altri ti ho un po risposto con la precedente domanda.

Quando si crea un lavoro inserendo alcune cover si corre sempre il rischio di non riuscire a rendere io dovuto omaggio alla canzone originale non per questioni tecniche ma perché l'ascoltatore è legato alla prima versione?

Si corre questo rischio ma non mi creo il problema.

Una linea sonora, quella che si disegna ascoltando i lavori di Papik, estremamente elegante e raffinata. Quali il segreto?

Beh grazie per il complimento, non so se sia un segreto, è il mix di tutto ciò che ho ascoltato ed amato nella mia vita, si sentono le influenze credo….

Se curiosassimo nella tua biblioteca sonora quali i titoli che troveremmo?

Posso dirti alcune cose tra le tante… Sinatra, Jobim, Bacharach, Morricone, Steely Dan, Vannelli, Earth Wind & Fire, Stevie Wonder, Michael Jackson (con Quincy Jones), Dalla, Concato, Pino Daniele (i primi cd), Police…

Questo lavoro anticipa anticipa un secondo volume?

Non credo, penso che con questo progetto mi prenderò una lunga pausa in quanto sono molto soddisfatto del lavoro e vorrei ripropormi con un cosa all’altezza.

In cantiere?

Il nuovo cd di Ely Bruna in uscita a settembre, un cd in italiano con Alessandro Pitoni, un progetto di smooth jazz con musicisti internazionali storici del genere e dopo cocktail martino di qualche anno fa (dedicato alla musica di Bruno Martino), cocktail mina…insomma tanta carne al fuoco.

Intervista a R-Evolution Band rileggendo "The Wall"

Un compito arduo quello di Vittorio SABELLI e della sua R-Evolution Band la rilettura di The Wall, album che racchiude tutta la sofferenza e la cruda realtà del genio di Roger Waters e che sancisce un quasi-addio dai Pink Floyd.

Incontriamo Vittorio per raccontare di questo lavoro: The Dark Side Of The Wall 1979-2013. Bentrovato Vittorio. La scelta di questo album, per alcuni aspetti un lavoro di svolta della band è stata casuale o voluta?

Dopo i primi due album One Way e Versus composti da brani miei originali avevo in mente di cambiare approccio sia compositivo che dal punto di vista dell'arrangiamento, e il manomettere qualcosa di 'grande' era un'idea che avevo da molti anni ma che non avevo mai potuto mettere in pratica. Finalmente con l'assestamento della R-Evolution Band e l’apporto di diversi musicisti ospiti sono riuscito a lavorare intensamente a quello che sarebbe diventato l'alter ego e/o l'anti-tributo a The Wall.

Avete ridisegnato completamente il lavoro seguendo quale schema?

Tutti i 26 brani (originali e non) seguono l'ordine della setlist originale e sono stati dapprima destrutturati e poi ricostruiti e accomunati da un filo conduttore, senza il quale il lavoro sarebbe risultato slegato e poco accattivante per l'ascoltatore. Ogni brano è stato pensato in funzione del precedente e del successivo in maniera da rendere il progetto una sorta di suite che andrebbe ascoltata come un'unica grande traccia.

La scelta di una linea sonora minimalista e un po' cupa è stata voluta nonostante le infiltrazioni di puro hard-rock?

Non ho seguito uno schema preciso, piuttosto ho lasciato andare la mente verso mondi che si discostassero da quelli pensati da Waters 35 anni fa, e il risultato è stato un frullatore di generi apparentemente lontani tra loro. Alcuni brani riescono ad avvicinare l'ascoltatore in maniera (quasi) fedele agli originali, ma altri portano la mente a cercare melodie, armonie e timbri in luoghi completamente diversi. Le atmosfere sono cupe nell'originale, ma nel nostro ci sono diverse aperture positive (Run Like Bells, The Show Must Go Latin, Mother). Empty Space è nel mio piccolo una sorta di 4'33” di John Cage e qualche altro elemento minimalista si trova soprattutto nella seconda parte; ma questi momenti fanno da contrasto a quelli che sono i brani più 'cattivi' del disco, Another Brick In The Wall pt.2 in versione Hardcore che sfocia in un duetto tra sax e batteria e The Trial impregnato di un Doom Metal dai contorni sinistri, nel quale il tema principale viene messo a dura prova nella battaglia cacofonica finale.

Quando si rende tributo ad una band si rischia di non essere apprezzati, non per la scarsità del lavoro ma per una sorta di immaginario collettivo che riporta l'ascoltatore alla versione originale non permettendo l'apprezzamento della cover, a volte molto più interessante. É accaduto anche a voi?

Sin dal momento in cui ho messo giù la prima nota di questo ambizioso progetto ho pensato che, qualora l’avessi portato a termine, non sarebbe stato visto di buon occhio dai fan(atici) dei Pink Floyd, se non altro perché nessuno si sarebbe aspettato di trovarsi di fronte un'integrale di The Wall completamente stravolto, cosa mai fatta prima.
Il mio percorso musicale mi ha portato a sperimentare e ad aver a che fare con i generi più disparati e vista la lunghezza e la complessità di The Wall non potevo che mettere in campo tutte le risorse a mia disposizione. Immagino che servano una certa apertura e curiosità verso l'approccio nel modo giusto per un progetto così innovativo, diversamente meglio tornare a rivolgersi a una delle tante cover di The Wall. Deve dire pero’ che sto notando con piacere che c'è una buona ricettività anche da parte di molti seguaci dei Pink Floyd...

I Playa Desnuda contro il bullismo omofobico: "Last Christmas"

I Playa Desnuda contro il bullismo omofobico: "Last Christmas"

Con Last Christmas la bonus track della versione digitale pubblicata da Irma records per Ready, Steady, Pops! disco d’esordio dei Playa Desnuda, è un remake in questo caso duplice: dell’originale, i Playa Desnuda hanno infatti reinterpretato non solo la parte musicale, ma anche la sceneggiatura del suo video. E come nel caso delle canzoni, la band udinese ha voluto metterci un po’ di farina del suo sacco, realizzandone una versione per certi versi fedele all’originale, ma per altri sicuramente rivoluzionata che immagina il protagonista del video (George Michael nell’originale), libero di fare coming out riguardo alla sua omosessualità. La storia, che nel clip degli Wham era incentrata sulla figura di una donna (alla quale si rivolgono i versi della canzone), diventa pertanto una storia tra uomini, piccolo contributo dei Playa Desnuda alla lotta contro bullismo ed omofobia, soprattutto in merito ai fatti di cronaca italiana di queste ultime settimane.

Intervista a Marco Ferradini: da I Balordi a La mia generazione

Intervista a Marco Ferradini: da I Balordi a La mia generazione

Innumerevoli volte avrete ascoltato la sua voce: dagli spot televisivi, ai jingles radio passando per le sigle di cartoni animati e la musica leggera questo è Marco Ferradini è autore e compositore. Ha scritto canzoni divenute icona della musica leggera italiana, innumerevoli i successi di cui citiamo: Teorema nel 1981 e Lupo Solitario D.J. nel 1983. Un percorso che inizia con la band de I Balordi passando poi alla carriera da solista.

Di recente pubblicazione un album intitolato La mia generazione dove Ferradini insieme ad altri protagonisti della scena musicale italiana, come Ron, Eugenio Finardi, Alberto Fortis, Fabio Concato, Eugenio Finardi, Moni Ovadia, Mauro Ermanno Giovanardi, Lucio Fabbri, Syria e tanti altri ha voluto rendere omaggio all'amico ed artista Herbert Pagani.

Incontriamo Ferradini al microfono di Patrizio LONGO per raccontare questa intramontabile avventura che ha segnato la storia della musica Italiana, bentrovato.

Hai iniziato da giovanissimo a suonare nei I Balordi. Perché questo nome?

I Balordi è stato il mio primo gruppo, ma ancora prima ho fatto parte di formazioni beat dilettantesche. I Balordi era un gruppo demenziale fondato dai fratelli Muratori simpatici creativi ed estroversi. Un'esperienza che ricordo con affetto. Poi ho fatto parte della Drogheria Solferino, gruppo prog degli anni 70, Dell'Enorme Maria di Simonluca, degli Yu Kung, Patty Pravo, Tozzi.

Una voce alla radio, prestata in diversi spot pubblicitari e jingles ne vogliamo citare qualcuno?

Sottilette Kraft è forse il jingle più conosciuto, ma ne ho cantati veramente tanti, Sprite, Coca Cola, etc. E poi le sigle dei cartoni giapponesi: Mazinga, Ufo robot, La Principessa Zaffire, Daitan 3, anche qui c'è la mia voce mescolata agli altri vocalists con cui lavoravo.

Il 1978 rappresenta un anno importante per la tua carriera, esordisce a Sanremo da solista con il brano Quando Teresa verrà. Chi era Tersa?

Una donna...ovviamente.

Quando si cita Ferradini si rimanda ad un tuo classico Teorema canzone stra suonata. Come nasce questo brano?

Nasce da una delusione amorosa, quando ti accorgi che chi ami non ti ama. Io raccontavo la mia odissea e Herbert Pagani ha scritto questo testo che mette a nudo i sentimenti contrastanti che spesso si nascondono nell'intimo di un uomo, che non vengono detti per pudore.

Il successo è stato dato non solo per la canzone ma anche per il coraggio di essersi aperto il cuore.

Raccontami del tuo incontro con Herbert Pagani?

Considero il mio incontro con Herbert come fondamentale per la mia carriera. A lui devo buona parte del mio successo. Ci siamo conosciuti alla fine degli anni '70 quando io avevo bisogno di testi per le mie musiche e lui di musiche per i suoi testi. Capimmo subito che insieme funzionavamo perché c'era stima e rispetto reciproco. Sandro Colombini era il nostro produttore all'epoca, fu lui che ci fece incontrare.

Adesso volevo parlare di un singolare progetto dal nome Caserme Aperte un tour dove per la prima volta, nella storia credo, le caserme sono aperte ai civili. Dove nasceva questa esigenza, di suonare nelle caserme?

Caserme Aperte fu una “genialata” ideata da Ennio Melis (direttore della RCA) insieme a Libero Venturi (manager)entrambi scomparsi.L'idea era quella di portare la musica nelle caserme del 5° corpo d'armata degli Alpini di tutta Italia. Lo scopo era quello di creare un contatto tra la popolazione e i soldati . Fu una esperienza importante e bellissima che ho condiviso con altri due colleghi: Mario Castelnuoveo e Goran Kuzminac. Da quell'esperienza nacque il brano Oltre il giardino.

Nel 1983 ancora Festival di Sanremo con la canzone Una Catastrofe Bionda e l'omonimo album dal quale si ascolterà Lupo Solitario D.J. un altro classico della radio anni 80 in Italia?

Una Catastrofe bionda l'ho scritta insieme a Mogol per il Sanremo del 1983, brano a mio avviso bellissimo ma troppo raffinato per la kermesse dove l'ho proposto. Però quando lo canto nei miei concerti mi emoziono ancora anche perché è dedicato alla mia compagna.

Lupo Solitario invece è una dedica alle radio, a tutti i DJ di allora, perché grazie a loro le mie canzoni venivano trasmesse molto spesso. Sono loro che scoprirono Teorema, Week End e Schiavo senza Catene. Ma.... i DJ di allora avevano la libertà di scegliere!

Come e perché viene scritta Lupo solitario D.J.?

Venne scritta durante una notte, di ritorno da un concerto. É la descrizione del viaggio che stavo facendo, del paesaggio autostradale, con tanto di grill e camion fermi come bisonti a riposare. Quando la radio diventa il tuo compagno di viaggio, ci parli anche, e se poi ti trasmette ancora meglio!!! Parla comunque di questo nostro lavoro faticoso, del senso di smarrimento che provi ad essere sempre in giro, ma anche degli incontri e delle grandi soddisfazioni che il pubblico sa darti.

Intervista a Sergio Cammariere: "in questo lavoro concentro tutte le mie anime musicali"

Intervista a Sergio Cammariere: "in questo lavoro concentro tutte le mie anime musicali"

Un compositore dalle note raffinate, soffici e caleidoscopiche questi solo alcuni degli elementi caratterizzanti la sua personalità. Abbiamo avuto modo di incontrarlo ed apprezzarlo durante diverse escursione sonori che spaziano fra i differenti stili sonori dal jazz alla bossa alle composizioni per pianoforte. Nel 2008 racconta al nostro microfono del tour Cantautore Piccolino, successivamente l'artista prende una pausa per dedicare la propria sensibilità ed esperienza al cinema ed al teatro, come agli esordi.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Sergio Cammariere per ascoltare insieme il suo lavoro. Bentrovato Sergio!

Grazie per avermi invitato, è sempre un piacere.

Un Cd che trasuda del tuo mondo. Possiamo definirlo un disco autobiografico?

Si, direi che è un concentrato di tutta la mia essenza, di tutte le anime musicali che da quando ho cominciato a fare questo mestiere contribuiscono a rendere unici sia i concerti sia gli album. Sento dentro la musica che ho ascoltato, che ho suonato, che ho amato. E il filo conduttore è sicuramente il sogno, l’immaginario, il vissuto interiore. Ci sono anche gli elementi primordiali della natura: l’acqua, la terra, il cielo… il mediterraneo. Tutto questo è nel nuovo album.

I riferimenti sonori sono diversi, la base è decisamente jazz e poi avvertiamo tanti richiami alla musica melodica, alla bossa e a tanto altro. Ma tutte queste canzoni sono state scritte per l’occasione?

No, sono brani che sono nati nel corso degli ultimi anni. Perché oltre a scrivere canzoni, mi occupo anche di cinema, di teatro, di televisione. Ultimamente per esempio ho lavorato per i Promessi Sposi, la grande opera di Michele Guardì e Pippo Flora, suonando i pianoforti e curando l’editing.
Poi ho lavorato con Dacia Maraini in dieci nuove canzoni tratte da Teresa la ladra, uno spettacolo interpretato da Mariangela D’Abbraccio.
Con Fabrizio Bosso invece abbiamo rimusicato tre vecchi film del 1915 del genio Charlie Chaplin: sono sessanta minuti di musica racchiusi in un dvd prodotto da Ermitage, casa di produzione francese.

Per la RAI inoltre ho lavorato sul film Tiberio Mitri - Il campione e la miss, esperienza durante la quale ho avuto modo di appagare sia la mia anima jazz sia quella sinfonica, dirigendo una vera e propria orchestra. Insomma, davvero tanti progetti.

Hai voluto dedicare il disco al regista, scenografo e designer Pepi Morgia. Quale sentimento prevale?

Pepi era una persona garbata, un gentiluomo. Abbiamo fatto tanta strada insieme, a partire dal Premio Tenco. Curò anche la regia del mio primo dvd registrato allo Teatro Strehler di Milano.

Intervista audio a Sergio Cammariere: "in questo lavoro concentro tutte le mie anime"

Intervista audio a Sergio Cammariere: "in questo lavoro concentro tutte le mie anime"

8:23 minutes (5.76 MB)

Un compositore dalle note raffinate, soffici e caleidoscopiche questi solo alcuni degli elementi caratterizzanti la sua personalità. Abbiamo avuto modo di incontrarlo ed apprezzarlo durante diverse escursione sonori che spaziano fra i differenti stili sonori dal jazz alla bossa alle composizioni per pianoforte. Nel 2008 racconta al nostro microfono del tour Cantautore Piccolino, successivamente l'artista prende una pausa per dedicare la propria sensibilità ed esperienza al cinema ed al teatro, come agli esordi.

Leggi intervista a Sergio Cammariere per racontare del suo omonimo lavoro.

Intervista ad Etta Scollo: riletture artistiche in "Cuoresenza"

Intervista ad Etta Scollo: riletture artistiche in "Cuoresenza"

Uno spirito “migrante” che la porta a vivere fra la Sicilia e Berlino stabilendo una quasi perfetta antitesi fra tradizione e progresso. Questa la sintesi che racconta il lavoro di una donna catanese che ci racconta di Cuoresenza (2011 – Trocadero).

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Etta Scollo, bentrovata?

Non ho un buon orientamento, ma il perdersi è forse l'occasione per ritrovare ciò che si credeva perduto per sempre

Un disco raffinato, un puzzle, un monologo che racconta dell'amore nelle sue tante sfumature?

Racconta un modo di sentire e vivere l'amore in maniera personale, sempre in cambiamento, dove ogni brano rappresenta una faccia di questo amore, che esso sia ironico o melanconico.

In Cuoresenza si tributano grandi maestri italiani da Mina a Modugno passando per Battiato?

Si, è anche un omaggio ai grandi interpreti e autori della canzone italiana, con un occhio particolare a quelli degli anni sessanta, che sono stati gli anni della mia infanzia, e un orecchio a captare le sfumature più emozionanti e centrate sul tema dell'amore, come in La cura di Battiato.

Anche una cover straniera: Der Novak di Cissy Kraner scelta per quale motivo?

È una canzone buffa, assurda, che racconta di una donna che vuole fare follie ma il suo amante la protegge da se stessa. L'ho scelta perché mi ricorda i miei anni viennesi, in una città tra tradizione e sregolatezza.

Intervista a Lara Iacovini: "'S Wonderful"

Intervista a Lara Iacovini: "'S Wonderful"

Una rilettura in chiave femminile dei classici del jazz e soul di George Gershwin e Stevie Wonder questo il concept di Lara Iacovini intitolato 'S Wonderful (2011 – Abeat Records).

La canatutrice bresciana in questo lavoro si avvale di Riccardo Fioravanti (contrabbasso), Andrea Dulbecco (vibrafono) e Francesco D’Auria (percussioni). Partecipano, inoltre, come ospiti d’eccezione Alessio Menconi (chitarra), Massimo Colombo (piano, rhodes & synth), Giulio Visibelli (sax soprano, flauto) e DJ Skizo, presente nell’innovativo remix dance di I got rhythm.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Lara Iacovini per raccontare di questo Cd dalle atmosfere “soffici” fra pop e soul. Bentrovata?

Grazie a voi per avermi invitata.

Un lavoro 'S Wonderful nato da quale ispirazione. Un omaggio ai due grandi maestri della scena internazionale?

Si, 'S Wonderful nasce da una forte passione per due grandi artisti del ‘900: George Gershwin e Stevie Wonder; nasce dal desiderio di immaginare un incontro tra loro, durante il quale essi si scambiano stile, idee, modi di interpretare, mantenendo però quella linea comune, che per noi è stata il trait-d’union del progetto: il gusto jazzistico.

Intervista a Erica Mou: "È" la musica come espressione dei miei sentimenti

Intervista a Erica Mou:  "È" la musica come espressione dei miei sentimenti

Ha saputo dosare con attenzione la propria voce ed il suono degli strumenti per esprimere al massimo i propri pensieri in musica. Questa, forse, l'alchimia che ha portato una giovane Artista pugliese ad affermarsi nel panorama della scena italiana ed a pubblicare un Album che vede diverse tracce protagoniste di colonne sonore e riconoscimenti importanti.

Potremmo descrive il suo Essere come: un fare che si rappresenta attraverso grazia innocente a sensuale ironia.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Erica Mou, bentrovata?

Ciao Patrizio, bentrovato a te.

Il tuo lavoro s'intitola È (2011 – Sugar) il manifesto di Erica?

Diciamo di sì. È e anche una sorta di manifesto, una raccolta di pensieri che spero possa spiegare a chi ascolta la mia musica qualcosa del mio mondo, qualcosa che mi piacerebbe raccontare. Ad ogni modo un piccolo punto di partenza tramite il quale affermare di esistere.

Iniziamo a raccontare dei numerosi riconoscimenti che sono stati attribuiti alle tracce. Oltre è il brano d'apertura del cd che è stato usato come sigla di chiusura del film di Roberta Torre: I baci mai dati. Quali a tuo avviso i punti di unione fra film e canzone?

Non ho ancora visto il film e, anzi, aspetto con ansia la sua imminente uscita in Italia!

Ho potuto vedere però alcune scene e l'ho trovato bellissimo. A giudicare da ciò che ho visto e dalla originalissima trama credo che "Oltre" possa rappresentare, in un certo senso, il punto di vista della protagonista, un'adolescente che vorrebbe superare le pressioni, le ansie e le aspettative impostele dagli adulti e di cui si ritrova vittima dopo una serie di eventi fortuitamente innescati.

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