Assurdo

Intervista ai Garden Wall: "Assurdo" differenti incontri sonori

Intervista ai Garden Wall: "Assurdo" differenti incontri sonori

Un linea melodica volta alla costruzione di un'armonia tra prog metal e sonorità classiche. Questi i pilastri sui quali si basa il nuovo lavoro della band friulana. Una mistura, quasi alchemica, di ritmi e di incontra tra differenti culture sposandole verso altre chiavi di lettura.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Alessandro Seravalle, filosofo e musicista dei Garden Wall, Bentrovato.

Bentrocati a voi.

Assurdo è il titolo del vostro lavoro, un riferimento all'incontro delle differenti culture sonore fra loro?

Indubitabilmente uno dei tratti caratterizzanti del nostro nuovo disco è rappresentato dalla forte contaminazione tra istanze musicali diverse le quali sono state trattate “alchemicamente” in una sorta di paradossale calderone sonoro. Ogni istanza porta con se sapori culturali diversi e concorre all'emergere di un sound personale nel momento stesso in cui interagisce con le altre forme musicali e con la personalità dei musicisti coinvolti (in questo senso va anche letta la presenza massiccia di guest musicians che è peculiare di questo lavoro e che, almeno nelle intenzioni, sarà caratteristica anche delle produzioni a venire). Tuttavia il titolo del disco è maggiormente legato ad una posizione filosofica secondo cui la cattura di atomi di verità non può in alcun modo passare attraverso un'espressione "forte" (il cui prototipo è l'affermazione di carattere scientifico) ma necessita piuttosto di un approccio pudico da un lato e antisistematico dall'altro. In sostanza solamente attraverso il paradosso, l'assurdo, l'ossimoro o l'iperbole risulta fruttuoso un avvicinamento alla realtà, nella speranza di trarne qualche conoscenza. Tra Cioran (autentico mentore per me, assieme a Guido Ceronetti) e pensiero debole (sono stato allievo di Pieraldo Rovatti). L'elemento lirico-testuale viene spesso sottovalutato, ma è parte integrante ed anzi decisiva dell'universo artistico dei Garden Wall.

Una scelta azzardata?

Senza una sostanziosa dose di azzardo non può esserci espressione artistica ma solo, nella migliore delle ipotesi, buon intrattenimento. Nella storia di tutte le arti sono stati proprio i tentativi più “azzardati” a dare la stura ad una evoluzione, ad un cambio di paradigma (basti pensare alla rivoluzione dodecafonica di Arnold Schoenberg). Quello che i Garden Wall provano a fare è di tentare qualcosa di nuovo, di non addormentarsi e rifugiarsi al riparo di qualche comodo clichè. La via che mi pare più stimolante è appunto quella della commistione spinta tra tradizioni musicali diverse: il progressive rock classico, il jazz, il metal, elementi etnici, l'elettronica e la musica colta del XX secolo. Il problema di molta musica è il suo prostrarsi, temo molto spesso persino inconsapevole, a moduli stilistici triti e ritriti volti alla rassicurazione dei fruitori (uso questo termine non a caso) piuttosto che allo stimolo e all'apertura di nuovi orizzonti d'ascolto. I Garden Wall si candidano a “missing link” tra la tradizone musicale pregressa e nuove frontiere musicali di stampo avanguardistico.

Questo lavoro rappresenta una svolta nella vostra carriera?

La band ha subito nel corso della sua carriera diversi cambi di formazione, ma certamente l'ultimo è stato il più “traumatico”. La collaborazione con il batterista Camillo Colleluori infatti durava ormai da una dozzina d'anni. La sua dipartita, se da un lato è stata diffcile da assorbire, dall'altro ha aperto alla possibilità di un'autentica (ed invero ennesima) rivoluzione in particolare sul fronte della tavolozza timbrica enormemente ampliatasi grazie all'uso strutturale dell'elettronica e all'utilizzo, accanto alla batteria tradizionale, di grooves elettronici curati da mio fratello Gianpietro. La componente “metal”, sebbene tuttora presente, ha subito una contrazione piuttosto evidente lasciando spazio ad altre suggestioni sonore. “Assurdo” rappresenta una sorta di palingenesi per noi, ci stiamo rilanciando dopo un prolungato periodo di silenzio ed è un'opera, anche se ovviamente perfettibile, di cui siamo tutti estremamente fieri.

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