Caccia ai randagi ad Adelfia

Animali, Caccia ai randagi ad Adelfi (Ba). La diffida della LAV: No catture indiscriminate e con mezzi non consentiti.

Richiamiamo il Sindaco alle sue responsabilità in materia di prevenzione del randagismo.

La LAV interviene nella triste vicenda della “caccia” ai randagi, ritenuti responsabili dell’uccisione di un agricoltore, che da alcuni giorni è stata ufficialmente aperta ad Adelfia (Bari), chiedendo al Sindaco e alle autorità locali interessate - attraverso un formale atto di diffida - il rigoroso rispetto delle normative in vigore evitando accalappiamenti indiscriminati e l’utilizzo di mezzi non consentiti.

“Esprimiamo solidarietà alla famiglia della vittima - dichiara Roberto Bennati, vicepresidente della LAV - e richiamiamo l'Amministrazione locale alle sue responsabilità in materia di "prevenzione" del randagismo: se il Sindaco lamenta la presenza di centinaia di randagi evidentemente il fenomeno non è stato affrontato. Ci preoccupano le numerose telefonate giunte in questi giorni alla LAV da parte di cittadini di Adelfia che hanno un sereno rapporto con gli animali e che segnalano, allarmati, l’uso di mezzi brutali, violenti e illegali contro i randagi, e accalappiamenti indiscriminati che coinvolgerebbero anche cani di quartiere regolarmente accuditi e innocui cuccioli. Ci preoccupa la sorte di questi animali e l’allarme creato tra la popolazione: occorre analizzare, con completezza, le cause di quanto accaduto, individuare tutte le responsabilità, a cominciare da quelle istituzionali, evitando una caccia alle streghe che non renderebbe giustizia a nessuno. E’ inconcepibile che per accalappiare alcuni cani inselvatichiti ritenuti responsabili dell’uccisione di un uomo, si voglia procedere a catture di massa.”


“Esiste un’estrema differenza tra il branco di cani inselvatichiti che vivono nelle campagne, dei quali va ad ogni modo valutata l’aggressività prima di poter procedere ad eventuali abbattimenti, previo accalappiamento che deve essere effettuato da personale Ausl in modo indolore ai sensi della legge, e i cani regolarmente accuditi da privati cittadini nel Comune di Adelfia - dichiara Elisa D’Alessio, responsabile LAV settore randagismo - Ricordiamo che la Legge regionale Puglia in materia di animali d’affezione stabilisce che la Regione, al fine di realizzare sul proprio territorio un corretto rapporto uomo-animale-ambiente e in attuazione di quanto disposto dalla legge 281/91, promuove, disciplina e coordina la tutela degli animali di affezione, persegue gli atti di crudeltà e i maltrattamenti nei loro confronti nonché il loro abbandono. Nessun sia pur grave episodio può legittimare eventuali violenze e lesioni a danno dei cani che si intendono accalappiare: ciò costituirebbe una violazione della legge 189/04 a tutela degli animali e della normativa nazionale e regionale in materia di animali d’affezione - prosegue Elisa D’Alessio - Non si tratta di difendere gli animali con pietismo: come primo cittadino, il Sindaco saprà bene che gli animali sono tutelati dalla legge e sono esseri viventi. Definirli assassini o armarsi di pietre e bastoni per catturare perfino cuccioli innocenti, secondo segnalazioni giunte alla LAV, è inaccettabile e può avere rilevanza penale.”

Nell’atto di diffida presentato oggi dall’Ufficio Legale, la LAV chiede al Prefetto di vigilare affinché la sicurezza pubblica sia assicurata e al Dirigente Asl veterinario di monitorare la ricerca degli animali eventualmente coinvolti nell’aggressione. Si ricorda, infatti, che spetta ai Servizi veterinari delle Asl di recupero dei cani randagi, da effettuarsi in modo indolore e senza arrecare traumi all'animale. L’eventuale soppressione così come prevista dalla legge n.281/91, è consentita solo in caso di comprovata pericolosità del cane o di gravi condizioni di salute, deve essere effettuata esclusivamente dai medici veterinari, anche liberi professionisti, con metodo eutanasico.

In Puglia il fenomeno del randagismo è molto esteso e i canili sono per lo più sovraffollati e inadeguati, con evidenti responsabilità riconducibili alle amministrazioni locali che devono riflettere sulla necessità di affrontare il problema alla radice e senza fare rendere il randagismo un facile business, combattendo gli abbandoni, sterilizzando i randagi, realizzando piccoli rifugi in ogni Comune come prevede la legge.

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Fonte: Ufficio Stampa LAV Bari

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