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Al nostro microfono Mario Cordova ed ho l’impressione di essere al cinema.
Richard Gere, Jeremy Irons, Willem Dafoe e Patrick Swayze solo alcuni fra i personaggi che Cordova ha doppiato in questi anni.

Ricorda con affetto e stima sia l’incontro con Jeremy Irons di cui afferma avere particolare ammirazione che quello con Richard Gere anche se scherzosamente definisce un po’ “stucchevole” nelle interpretazioni.

Singolare professione, quella di Mario. Stupenda professione la possibilità di indossare altri corpi o di farsi indossare?

Ed eccoci qui al microfono di Extranet, questa sera un singolare incontro con Mario Cordova. Buonasera Mario!

Buonasera a tutti, ciao! Ciao!

Singolare la tua professione… direi “stupenda” professione, aggiungerei. La possibilità di indossare altri corpi, o di farsi indossare?

Ma, dici una cosa che… devo farti i complimenti perché è la prima volta che mi fanno una domanda di questo tipo. È vero, c’è veramente uno scambio… ovviamente molto simbolico, perché, ovviamente, doppiando una cosa che è già stata fatta in realtà lo scambio non c’è. Però a volte noi l’abbiamo questa impressione, che sia un… un incontro di anime che si rincorrono l’uno con l’altro. Il doppiatore, diciamo, non segue solo i movimenti della bocca, come si potrebbe pensare. Guarda gli occhi, che sono l’espressione del cuore, i movimenti, il modo di muoversi. E soprattutto quando tu fai poi un personaggio, per esempio, in una serie, e quindi lo fai per tantissimo tempo oppure in una soap (come mi è successo di fare, quindi per anni addirittura), veramente poi ti porti a casa dei modi di fare, delle espressioni, e hai a volte la sensazione che anche loro, in realtà, prendano delle cose di te. Forse perché tutti siamo un po’ simili, un po’ uguali, non lo so. Però… si, può essere.

Mario Cordova, attore e doppiatore. Esiste una differenza tra queste due professioni?

Ma, in teoria no, nel senso che doppiare… trattasi di recitazione, cioè… quando mi chiedono: “Ma io ho una bella voce, posso fare il doppiaggio?” A parte che dico che il fatto di avere una bella voce non significa nulla, nel senso che nel doppiaggio c’è bisogno di tutti, come anche nel cinema: di belli, brutti, medi, grassi, storti, e quindi non è quello. Si tratta di essere dei bravi attori, quindi doppiare significa recitare. Però, una differenza c’è. Diciamo che il doppiatore ha un vantaggio e uno svantaggio: il vantaggio è quello di non dover fare tutto il lavoro che fa l’attore, cioè quello di partire da una battuta scritta e costruire tutto il personaggio, stabilire se quel personaggio pensa in un modo piuttosto che in un altro, se si muoverà in quel modo piuttosto che in un altro, che è la parte meravigliosa, se vuoi, di questo mestiere. Cioè, veramente costruire un movimento, uno sguardo, un modo di dire le cose. In compenso la parte sfortunata, diciamo, del doppiatore, è quella di dover andare dietro a una cosa stabilita da un altro. Quindi è come leggere un po’ una partitura musicale, in qualche modo, e con la complicazione proprio del synch. Cioè, dell’andare dietro a una bocca, e quindi di dare le stesse emozioni, in tempi e modi stabiliti da un altro.

I ruoli che hai interpretato durante la tua carriera sono davvero tanti. Per la maggior parte hai sempre… come dire, hai interpretato personaggi con una voce molto ferma, molto decisa, tranne in rari casi. Faccio riferimento al doppiaggio di Mr. Bean per “Quattro matrimoni e un funerale.”

Esatto, esatto.

È stata una sorta di scommessa?

Ma, io mi sono sempre chiesto che cosa avesse… come avesse potuto il direttore di doppiaggio, che è colui, diciamo, che è il responsabile artistico del doppiaggio e quindi sceglie chi farà chi, avesse pensato a me in quella parte. Anche perché come dici tu, giustamente, ho sempre fatto, per il tipo di voce che avevo, personaggi di un certo tipo. Devo dire che quella è stata una grandissima esperienza che ho ripetuto con gioia. Non in Mr. Bean ma nei Monty Python… non so se tu conosci, sono dei comici inglesi che hanno fatto la storia della comicità inglese, in cui mi sono confrontato con personaggi comici fantastici. E un’altra esperienza comica è stata quella di Bruce Willis in una serie che si chiamava “Moonlighting”, molto divertente, che è stato insomma il suo primo grande successo che poi l’ha lanciato nel mondo cinematografico. Chi mi conosce bene dice: “Tu la devi smettere di fare i personaggi drammatici, e devi fare i personaggi comici perché sei molto più comico che drammatico. Facce ridere,” dicono, “facce ride.” dicono a Roma.

Continuando questo excursus di interpretazioni, prima di arrivare all’acme, forse all’espressione maggiore dei personaggi (ma non la sveliamo), tra i tuoi numerosi personaggi c’è anche un interpretazione di Patrick Swayze in Ghost. Com’è stata quell’esperienza?

Ma, guarda… devo dirti la verità che, mentre la facevo, non avevo la sensazione che poi il film avesse un successo così spaventoso, insomma, perché tra l’altro ormai, anche già da allora, l’uscita del film in America avviene più o meno nello stesso momento in cui avviene in Italia, quindi non hai informazioni precedenti che ti possono fare capire. Per cui lo abbiamo fatto, affrontato come si affronta con serietà qualunque lavoro. Certo, ti dirò, che quando sono andato a vederlo mi è successa una cosa che non mi capita mai: che sono andato a vederlo e, nel mio così stra-bordante romanticismo, ricordo di aver pianto vedendo quel film. Cioè mi ha commosso, nonostante che sapevo benissimo quello che sarebbe successo, l’avevo fatto io, e sono riuscito a non.. a un certo punto a dimenticare che l’avevo fatto io, e a coinvolgermi nel film. Quindi credo che questa sia una cosa che è veramente pazzesca se ci pensi, no?

Tra i tanti meriti che ha il nostro paese, ha anche quello di avere le voci più belle nel doppiaggio, appunto, italiano. Ti è mai capitato di ascoltare, di conoscere un personaggio, di ascoltare la sua voce reale? Potremmo dire che siete un valore aggiunto?

Ho conosciuto personalmente sia Richard Geere che Jeremy Irons, e son stati tra l’altro incontri veramente emozionanti. Soprattutto, devo dire, quello con Jeremy Irons, che è venuto a vedere l’anteprima internazionale che ci fu di “Lolita” e… e insomma, quindi, siamo stati insieme veramente a lungo e lui è stato veramente delizioso. Conservo ancora in casa una sua email, anzi scusami, un suo fax che mi mandò, di complimenti, e che io tengo come una specie di reliquia.

E per Richard Geere, invece? E siamo arrivati al dunque…

Beh, Richard Geere, devo dire… devo dare questa informazione: dal vivo, lui secondo me è decisamente meglio di quello che si vede in televisione o al cinema, nello schermo cioè. Trovo che lui nello schermo spesso sia persino un po’ stucchevole, mi verrebbe da dire, no?

Perfino esagerato. Fa sempre… sa spesso queste parti un po’ “leccate”del figo elegante e affascinante. Visto in jeans e con una giacca di pelle a frange un po’… non era molto (ride)… Gli dava veramente una realtà quotidiana che lo rendeva ancora più bello, ammesso che sia possibile. E ti assicuro che io non ho certe tendenze, quindi… Anche Jeremy Irons, ti posso assicurare, che dal vivo era veramente estremamente affascinante, ha uno sguardo molto penetrante, e ripeto (e continuo a dire) che non ho, con tutto il rispetto, certe tendenze. Insomma, mi piacciono le donne, quindi non posso essere tacciato di, come dire, di essere di parte.

Hai un mito, una figura di riferimento che magari all’inizio della tua carriera consideravi?

Credo che questo, si, ce l’abbiano tutti, sai, in qualunque… credo in qualunque campo, ma almeno artistico, un pittore, uno scultore, uno scrittore, chi non ce, l’ha? Qualcosa che ti colpisce, che senti che in qualche modo ti appartiene, ma a un livello che tu credi non poter mai raggiungere. L’ho avuto, e per me è stato Locchi, che era la voce di… di 007, insomma. E per me per anni è stato un punto di riferimento, e poi a un certo punto… a un certo punto capisci che devi andare per la tua strada e cominciare ad abbandonare determinate interazioni che in qualche modo hai rubato e conservato, anche non volendo, dentro di te. Mi è successo anche il contrario, di trovare… perché insomma, ormai comincio ad avere anche una certa età… c’è stato un giovane di cui, però, preferisco non fare il cognome…

Va bene…

Che è un doppiatore famoso, giovane, che… in cui, a un certo punto, ho riconosciuto che ero diventato io un suo punto di riferimento. E questa cosa è andata avanti per diversi… per alcuni anni, e lo prendevano anche in giro, per questo. Finché un giorno ci siamo parlati, gli ho detto: “Guarda, forse è arrivato il momento, ormai, insomma, sei veramente bravo che probabilmente scegli la tua strada…” Che adesso ha abbracciato… E quindi, dicevo, ho vissuto entrambe le… entrambi i ruoli, insomma.

Per un doppiatore, a tuo avviso, è importante avere un’identità precisa. Avere un’immagine che sia sempre la stessa, doppiare sempre lo stesso attore. Oppure è meglio avere una più ampia scelta?

Intanto, prima di essere un doppiatore sono un fruitore anch’io, cioè sono uno che va al cinema e che guarda la televisione. Non tanto, ma insomma, soprattutto film… e quindi quando vado al cinema mi piace, come dire, siccome la scelta è nel 99% dei casi: stasera vado a vedere quel film perché c’è quell’attore che mi garantisce, mediamente insomma, un risultato… mi piace trovare, oltre che la sua faccia, anche la sua vocalità. Anche il fatto che dietro la faccia ci sia sempre una stessa voce. Credo che sia importante, ma non solo per me, lo sento anche per gli altri. È che purtroppo questa cosa è sempre meno… funziona sempre meno. In realtà sempre più spesso si cambiano le voci. Insomma, questo per motivi, diciamo, commerciali, di cui… vabbè, insomma, un problema che adesso è inutile stare ad affrontare. E questo è un dispiacere. Mi è capitato, anche ultimamente purtroppo, che Richard Geere (che ho fatto tantissime volte per tanti anni), anche in questi ultimi anni un paio di volte mi sia stato, come dire, tolto. E questo è sempre stato, insomma… è una cosa che mi dispiace, perché in qualche modo sento di avere, come dire, un feeling con lui, e veramente che la mia voce sia giusta per lui. Per quanto riguarda il mio mestiere, beh, insomma, ti ripeto, il fatto di poter variare e passare da tipologia alla Richard Geere e, magari, di confrontarmi con il Mr Bean di turno, o con cose comiche (dov’è possibile, dove me lo consentono) è sempre, come dire, un’esperienza entusiasmante.

In quasi chiusura del nostro incontro, stemperiamo un po’ il tono. Ti è mai capitato, avendo una voce così, come dire, rappresentativa, ti è mai capitato di essere coinvolto da amici a fare degli scherzi telefonici?

Guarda… scherzi, adesso, in questo momento non me ne vengono in mente. Mi è capitato un sacco di volte di persone incontrate che mi hanno pregato di chiamare la mamma, la zia, la nonna, l’amica del cuore, e di scambiarsi in qualche modo per Richard Geere, questo si, questo succede più spesso di quello che credi. Uno mi ha chiesto di farli… mi ha pregato di fargli la segreteria telefonica, qualcuno mi ha pregato di chiamare il figlio, perché facevo un personaggio che era Hercules in una serie di questa… Insomma, sono cose che capitano, come devo dire, sempre più capitano… Mi capita di essere riconosciuto per strada… non visivamente ovviamente, ma parlando, di essere riconosciuto come “la voce di…” E questo devo dire che, insomma, fa sempre molto piacere, perché è una maniera di entrare nella casa e nella vita degli altri.

Allora, visto che è una cosa che ti fa piacere, concluderei questo nostro incontro con questa domanda: Richard Geere come saluterebbe i nostri ascoltatori?

Mah, se fosse… se l’ascoltatrice fosse una donna sola, le direbbe come dice in un famoso film di un paio d’anni fa, le direbbe: “Balli con me?” (ride) La inviterebbe a ballare in quel famoso film, “Shall we dance?”, in cui lui, alla fine, incontra la moglie insomma, e le dice questa frase. A tutti direbbe: “Beh, insomma… pensate, pensate al vostro spirito, oltre che al vostro corpo.” Lui è un buddista, tu lo sai, è molto… molto attivo in proposito, è una persona intelligente, in gamba, devo dire una bella persona.

E Mario Cordova, invece, come saluterebbe?

Mario Cordova, vi direbbe: “Se vedete un film di Richard Geere non doppiato da me, mandate delle email alle case di distribuzione dicendo: “Perché non c’è la sua voce?” (ride)

Mario, io ti ringrazio per la disponibilità, e… davvero grazie e a presto, a risentirci! Ciao!

E auguri e buon anno!

 

Ascolta intervista.

 

One thought on ““L’arte del doppiaggio”. Intervista a Mario Cordova”
  1. Mario Cordova mi è piaciuto
    Mario Cordova mi è piaciuto tantissimo in Conan il Barbaro (mio film preferito) mi piacerebbe mandarvi il ridoppiaggio che ho fatto XDXD sono alle prime armi ho provato così per caso e c’ho preso gusto!

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