Intervista a Andy MacFarlane di The Hormonauts

Ritornano al nostro microfono The Hormonauts con la voce di Andy il leader della Band. Un percorso in ascesa, uno Scozzese incontra un’Artista italiano e da qui nasce il progetto degli “Hormonauti”. Andy da quindici anni è in Italia, iniziando a fare sculture, ci racconta. Da lì a breve l’incontro con Sasso e l’approccio con la musica dalle mille sfaccettature. Si lavora al nuovo disco che non avrà cover solo canzoni inedite.

Ed eccoci qui, al microfono di Extranet, un gradito ritorno: quello di Andy, The Hormonauts.

Buona sera, buona mattina, buon tutto a tutti.

Un gradito ritorno ai nostri microfoni. Rocksteady, musica bella, musica solare, che sa di estate, soprattutto.

Ma da quando facciamo rock-steady, noi? Siamo un gruppo quasi rockabilly, ma non si sa. C’è un pezzo, c’è un pezzo...

La canzone che vi ha portato proprio in auge, e al successo, questo lo storico pezzo dei Clash, e non solo.

L’han fatta anche loro?

Eh, l’han fatta anche loro, si…. come mai la scelta di rendere tributo a due canzoni importanti: “My Sharona” dei Clash e poi, un altro grande successo, e cioè “Staying alive”.

Perché la scelta di due canzoni così agli antipodi nei generi?

Partendo da “Staying alive” era perché la facevamo sempre. Era una cosa… quando eravamo un gruppo rockabilly, tipo che faceva rockabilly di tutti i cover, ma non…. cover interessanti, dai, cover strano, nel mezzo della scena blues, country: «Cus’è?... “Staying alive”, cantato 2 ottave sotto». Poi, The Knack. Cioè per noi, la versione da The Knack che abbiam sentito di “My Sharona”, è quella che… The Knack che ci ha ispirato, perché… dai, faceva schifo, bisogna rifarlo, dai. Un revisionamento dal passato, dai!

The Hormonauts non sono solo una cover band, ma sono anche una band che realizza delle canzoni proprie. Siete al quarto disco. Dalla vostra collezione, dalla vostra collezione discografica, a quale canzone ti servi particolarmente legato, Andy?

Eh… fammi pensà. Ultimamente mi piace molto “Lucky toy”, un pezzo dall’ultimo disco. Quello mi piace, uno spirito un po’ da riprendersi, dopo un po’ di tempi duri, e divertirsi insieme a una bella ragazza punk, dai. Girando, in quel caso qua, in Abruzzo, girando con una macchina e andare a manetta, in giro, dai.

Se dovessi, in una sola parola, classificare lo stile di The Hormonauts, quale troveresti?

Bella domanda, ma meno male ho parlato di “Lucky toy”, prima, che lo chiamiamo 50’s metal, dai, metal anni ’50, cioè. Ci può essere anche un sapore di rock’n’roll, di rockabilly anni 50’ che però noi suoniamo un po’ troppo alla pantera. Alla “metallaro”, dai, così.

In Italia si parla, forse ancora troppo, di generi musicali, di generi ben definiti. A tuo avviso, perché c’è questa necessità, di molti artisti, anche di molti addetti stampa, a parlare di generi? Per trovare una collocazione nel negozio di dischi, quando si trova il cartellino “new wave”, “rock” e ska”?

Infatti io sono uno contro l’idea dei generi, infatti non faccio mai figli… l’idea è un po’ troppo vincolante come cosa. Secondo me era proprio per quello, per mettere il disco ben trovabile nel negozio di dischi. ma il musicista, cioè, non si deve pensare di questo. Cioè, il musicista deve tirar fuori tutto quello che lui sa, che lui sente da fare, con i suoi accenti… Come parlano in italiano con un accento un po’ scozzese, un po’ romagnolo suona la musica con un accento un po’ rockabilly, un po’ punkeggiante. Cioè, però, cerco di fare quello che voglio… speriamo di riuscire, dai!

Le tue origini, se non erro, sono irlandesi?

No, scozzesi!

No, scozzesi! Ok, le tue origini scozzesi… come mai Andy si ritrova in Italia a suonare, in un mercato per niente semplice, dal punto di vista musicale?

Eh, a me piace la sfida… mi son trovato qua 15 anni fa a fare… fare lo scultore, con i Mutoids, una storica organizzazione di una ventina di inglesi, scozzesi, canadesi, tedeschi che costruivano sculture con ferro rottame. Con ciò che la gente butta via, noi facciamo sculture. Solo che io faccio schifo con la… come saldatore, mi mandavano a suonare la chitarra in strada per soldi. Quindi diventato pian piano un chitarrista rockabilly perché era più orecchiabile e facile fare in uno (o in due, con un tipo con un contrabbasso). Poi ho incontrato Sasso, un giorno, abbiam formato gli Hormonauts e… Dopo anche passando con un gruppo, gli Spamabilly Borghetti, abbiamo fatto più performance che musica, ma era un psychobilly demente, esplosivo e molto sporco sul palco.

Una domanda forse un pò scontata: progetti per il futuro?

Io cerco di proiettare ovunque… no, progetto, progetto... per esempio, futuro, adesso stiamo lavorando sui pezzi nuovi… spero di tirar fuori un disco, prima o poi. C’abbiamo un sacco di pezzi, quindi, adesso è da scegliere quelli buoni, veramente, elaborarli, fare un nuovo disco. Siamo… altri progetti per il futuro… vorrei prendere un appartamento, per i miei genitori (ride)… così possono venire, stare in Italia per metà dell’anno. C’han una certa età, i miei genitori, dai.

Ma il prossimo progetto, avrà anche la presenza di cover, oltre a brani auto-prodotti?

Non prevedo, non vedo cover, non c’è niente che m’ispiri da fare, ultimamente, quindi… abbiamo anche fatti forse troppi, quindi adesso mi sfogo coi pezzi miei, e poi ovviamente se viene una buona idea è una buona idea. Però, nel frattempo, andiamo coi pezzi nostri. Cioè… preferisco così, anzi (ride).

In quasi chiusura del nostro incontro, se dovessi tributare una canzone, o un artista… hai detto che in questo momento non hai… non hai nessuna idea su chi tributare, proprio perché avete preso due grandi classici della musica. Però, su chi potrebbe ricadere una possibile scelta, anche di contemporanei?

Veramente non c’ho mai pensato… non ho idea… Raoul Casadei? Non lo so (ride)!Ringraziamo Andy, di The Hormonauts, che ha raccontato un po’ il percorso artistico di questa band, e… ti auguriamo naturalmente in bocca al lupo, e ci sentiamo alla prossima.

Ciao, ciao! Ciao a tutti!

Ciao Andy!

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