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Paolo Benvegnù, mente e voce di una delle band più importanti della scena italiana nello spazio dell’alternative rock, gli Scisma.

Dove siamo collegati in questo momento?

Io sono a Firenze vicino a Piazza Santa Maria Novella.

Recentemente hai lasciato il gruppo e hai deciso di intraprendere una carriera che ha visto tante collaborazioni importanti come quella con Marco Parente, ce ne parli?

Con gli Scisma sono stati sei sette anni di intenso lavoro, noi venivamo dal Lago di Garda, una band di provinciali all’interno del mondo, avevamo firmato per la EMI. Per noi gardesani entrare in questi uffici dove c’erano i Beatles che echeggiavano da tutte le parti con i dischi di platino è stato veramente come un film.
Abbiamo fatto due dischi per la EMI a mio avviso molto interessanti e particolari. Successivamente non abbiamo retto le pressioni che una casa discografica così grande ti impone dal punto di vista dei risultati di vendita. Abbiamo venduto 12-13 mila copie per ogni disco ma evidentemente loro, che hanno uno standard medio impostato su Vasco Rossi e sugli Stadio non erano soddisfatti.

Credo che oggi ci sia un problema nel mercato della musica: finché si stampava su un’etichetta indipendente il problema era abbastanza ridotto quando i dischi non si vendevano, adesso invece stampando su una Major importante, se il primo disco si rivela un flop commerciale, si è automaticamente banditi da tutti i circuiti?

Sì, questo fa capire come anche nel campo artistico si applica questa “simpatica” legge della produzione e del consumo. Lungi da me voler fare una critica a questo sistema. Per noi che facciamo musica, per il senso che secondo me ha fare musica, c’erano dei grossi problemi.
Una volta sciolti gli Scisma, sono venuto a Firenze e ho cominciato a lavorare con Marco Parente che ai tempi non era ancora con Mescal. Grazie anche al fatto che ho conosciuto negli anni Manuel Agnelli che era andato ad accasarsi a Mescal.
Agnelli è riuscito a traghettare Marco e perciò anche me che in quel momento ero nella stessa sfera artistica. E’ nato tutto così.
Marco Parente a mio parere è un bravissimo artista, una persona davvero coraggiosa e penso che nell’ultimo anno abbiamo fatto uscire due dischi molto coraggiosi, belli e particolari. Speriamo che questa grande necrofilia che normalmente hanno gli ascoltatori italiani, cioè di scoprire le cose quando queste cose sono terminate oppure l’artista è morto, non valga per Marco.

A novembre 2003 esce il singolo “Suggestionabili” per Santeria, etichetta indipendente, mentre il 9 gennaio è uscito “Piccoli fragilissimi film” che è anche il titolo del tuo nuovo album e di un video?

Sì, con le persone che lavorano a Santeria è stato tutto molto bello. Ho portato dei provini chitarra e voce e loro si sono fidati ciecamente di quello che facevo perciò ho potuto portare avanti il disco insieme alle persone che lavorano con me. Abbiamo lavorato con la tranquillità di non dover fare i conti alla fine con eventuali problemi.
E’ stato tutto molto tranquillo e molto bello, abbiamo messo un sacco di amore in questo disco. Il primo estratto è stato “Suggestionabili” che ha avuto anche la possibilità di essere visto su Mtv, All Music e poi tra gennaio e febbraio è uscito il disco che si chiama “Piccoli fragilissimi film” perché la raccolta dei brani vuole essere una specie di colonna sonora dei momenti passati negli ultimi due tre anni.

Da Artista cosa pensi dello scambio della musica attraverso internet?

Sinceramente, sono abbastanza pro a questo tipo di pratica anche perché così finalmente anche le Major inizieranno a capire che bisogna fare musica di qualità e non soltanto pensare al prossimo artista con cui turlupinare ragazzini di quindici anni.
Sono contento di questa cosa anche perché al di là di quegli Artisti che fanno un sacco di soldi perché le vendite vanno oltre le 300.000 copie, tutti gli altri come me hanno la possibilità di sopravvivere grazie ai concerti dal vivo. Perciò se lo scambio in rete non favorisce la vendita dei dischi, quanto meno fa conoscere in maniera più capillare di bocca in bocca un prodotto di qualità. Ritengo che quando la musica è di qualità un appassionato compra il disco perché vuole avere quel tipo di oggetto, viceversa se si continua a puntare su prodotti che possono comunicare soltanto nell’anno in cui il gel va in maniera particolare o i colpi di sole sono più o meno biondi, siamo veramente a livelli tristi.
In questo momento a mio parere le cose stanno un pò cambiando anche perché nel tempo molti musicisti in Italia stanno prendendo coscienza e un po’ di coraggio.
Per quanto riguarda la situazione della musica in Italia io sono molto speranzoso, mi sembra che la qualità si stia alzando sempre di più e prima o poi se ne accorgeranno anche questi imbecilli impiegati delle Major.

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