Intervista a Renzo Arbore

Una serata indimenticabile. Il vento soffia forte ed ho l'impressione che butti a terra il backstage, dove siamo con il maestro Renzo Arbore. Nonostante il suo grande successo che lo reso internazionale Arbore conferma la propria disponibilità e signorilità. Avevo incontrato il Maestro a marzo 2003 in occasione del suo lavoro "Vintage ma non lo dimostra". Fotografia di un'Italia ricca di canzoni che come afferma lo stesso Artista:"...se fossero state scritte in inglese avrebbero avuto lo stesso successo delle canzoni di  Porter o Garfiled".
Alla luce della sua carriera discografica spesso alla riscoperta di canzoni italiane che in qualche modo hanno rimandi al Jazz quale canzone vorrebbe reinterpretare che manca nel suo repertorio? Mi risponde che non dovrebbe rivelarlo professionalmente. Avrebbe molto piacere a riprendere l'indimenticabile repertorio di Modugno. Non mancano riferimenti alla amicizia con il Roberto Murolo alla spensierate serate trascorse a Napoli. Alle canzoni che insieme ricordavano e cantavano. "...nonostante non fosse per Murolo un momento semplice della propria vita, abbiamo trascorso dei momenti indimenticabili".
Renzo Arbore è antesignano del fenomeno crooner molto prima, ci dice, dei Michael Bublé, Peter Cincotti, Diana Krall... Un riferimento va anche al format "Quelli della Notte" 1985 che lo identifica come inventore della seconda serata tv. Show-man, Conduttore, Regista, Cantante, Disch-Jockey. Quale di queste figure professionali sente più vicine alla sua personalità? Arbore risponde: "Preferirei esser identificato come Artista a me piace fare L'Altro....". Il tempo a nostra disposizione sta per scadere, la platea applaude richiamando l'attenzione. Si conclude l'intervista con Renzo Arbore che ancora una volta dimostra la propria signorilità nello svolgere questo mestiere e ci sembra voglia comunicare un messaggio. Restare sempre connessi con la realtà siate modesti.

Conosciamo la sua attitudine nella ricerca di brani che si rifanno alla musica jazz. Quale artista vorrebbe tributare e non lo ha ancora fatto?


 Mah… non dovrei dirlo perché fa parte dei segreti professionali, ma credo che rivisitare il repertorio di Domenico Modugno sarebbe doveroso, perché ha scritto delle canzoni di tutti i tipi: canzoni siciliane, napoletane, canzoni ispirate alla puglia come “Amara Terra Mia”, ballad in italiano, ha scritto canzoni buffe come “Io mammeta e tu” oppure “Mariti in città”, ha scritto canzoni malinconiche come “La Lontananza”… insomma, è sottovalutato quello che ha fatto Modugno nella storia della musica leggera popolare italiana del ‘900. Ha scritto dei capolavori come “Sole, sole, sole”, “Vecchio Frack”. C’è stato un periodo in Italia in cui venivano lanciati solo i pezzi del 45 giri e non quelli del cosiddetto long playin’ ed invece nel long playin’ c’erano dei solchi preziosissimi. Nel mio primo programma alla radio – prima ancora di Bandiera Gialla – si chiamava “Le Cenerentole: le belle canzoni che non hanno avuto successo”. Questo programma, non lo presentavo io, perché allora non erano ancora stati inventati i disc jockey ma c’erano sono gli annunciatori, ma avevo proposto ai dirigenti della radio di far ascoltare delle tracce che non avevano avuto molto successo ma che secondo me erano bellissime. Con questo voglio dire che nel repertorio italiano da rivisitare c’è molto, e andrebbe guardato con molta attenzione il repertorio degli altri… e forse bisognerebbe riguardate anche il repertorio di Arbore… perché le mie canzoni più famose sono “Ma la notte no”, “Il Clarinetto”, etc.. ma per esempio io ritengo tra le migliori “’I faccio ‘o show”, canzone che ho scritto con Mattone in 10 minuti ed è assolutamente autobiografica, ho scritto “Sud”, per il film “FFSS”, che secondo me è una canzone molto bella per la melodia e per i testi… Insomma, bisogna cercare, razzolare tra le canzoni meno famose, che magari erano più belle proprio perché erano meno commerciali!

Essendo Lei stato un link tra la radio e la televisione, a metà degli anni ’80 con “Indietro tutta”, oggi Lei si definisce un anchor-man, un disc-jockey, un produttore…?

A me piacerebbe che mi definissero “artista”. Io mi sento show man, inventore di spettacoli radiofonici e televisivi e di cinema. Quello che mi piace sottolineare è che io ho sempre cercato di fare “l’altro”, non quello che va di moda: o creo io stesso le mode, come è successo in certi periodi, oppure cerco di fare “l’altro”. Come è capitato quando ho fondato L’Orchestra Italiana: sembrava che queste canzoni dovessero essere dimenticate e superate dalle canzoni napoletane moderne, che invece assolutamente non reggono il confronto con le canzoni classiche napoletane del periodo d’oro. Io insomma cerco di fare “l’altro”: mi è piaciuto molto anche riscoprire la canzone umoristica, che era in sonno dai tempi di Reato Carosone (con “Il Clarinetto” a Sanremo), e poi riscoprire lo swing prima che arrivassero in Italia i vai Micheal Bublè, Peter Cincotti e Diana Crowl. Nel 2002 io ho fatto “Tonight Renzo Swings” e tutti mi dicevano “ma che è ‘sto swing… è una roba del passato”. E invece anche quello poi è tornato ad essere di attualità. Quelli sono sfizi che mi tolgo.

Il rapporto tra Lei ed il maestro Roberto Murolo…?

Nella mia famiglia, a Foggia, quando ero bambino, si ascoltava il jazz attraverso le finestre; perché arrivava dal circolo del comando americano che stava di fronte a casa mia. E io mi addormentavo con il boogie-boogie. E poi si ascoltava Roberto Murolo perché mio padre e mia madre erano appassionati di canzoni napoletane e Murolo aveva rivoluzionato il modo di cantare la canzone napoletana, rendendola più nobile: aveva fatto capire a tutti la bellezza delle parole e delle melodie, suonando con semplicità la chitarra … e a me non era parso verso, il secondo giorno del mio arrivo a Napoli, di essere invitato da un mio amico dell’univeristà in una casa dove c’era Murolo. E’ nata un’amicizia meravigliosa, che è continuata anche nel periodo difficile della sua vita: quando ero studente lo andavamo a prendere a casa con gli amici con la Seicento e andavamo in giro a vedere Napoli, fare le passeggiate e raccontarci le cose. Quando sono diventato “artista” non solo non mi sono dimenticato di Roberto, ma sono stato il primo a rimetterlo nel giro degli artisti da non sottovalutare. Adesso ritengo che Roberto abbia fatto la più grande opera discografica che c’è in Italia, cioè “La Napoletana” di Roberto Murolo è la più grande antologia di musica popolare che esiste è stata registrata oggi in Italia. Io ho imparato da lui tutto.

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