Intervista ad Amalia Grè

Amalia Grè racconta il percorso artistico. Si definisce «Jazzista purista» analizzando la prima parte della sua carriera. Dice di avere tre mezzi di comunicazione music-design-writing.

Rappresentano l'aspetto un pò Naif di Amalia.
Alla domanda: Se dovessi pensare un giorni di duettare con un'Artista famoso su chi ricadrebbe la scelta: «Madonna, mi piace molto e poi... non c'entra niente con me, è molto kitch!»

Questo nuovo album rappresenta un crossover di stili. Lo stesso presente nella tua vita artistica. Sei laureata in Scenografia Teatrale all’Accademia di Belle Arti di Perugia, e poi…?

Sono partita alla volta della carriera jazzistica. Ho vissuto parecchio tempo a New York per specializzarmi in tal senso, poi sono tornata ed è venuta fuori commistione di gusti, di sapori, di esperienze.

Mi racconti quale emozione hai avuto quando hai conosciuto Betty Carter, che è una delle persone che ti ha dato forza per andare avanti…?

L’ho conosciuta ad un seminario a Comacchio nel ’90, ed in quell’occasione mi fece molti complimenti sul look, sulle mie potenzialità… e mi diede tanti advice, come dicono loro, ossia molti suggerimenti per quanto riguardava il fatto di imparare la lingua, cosa che secondo lei avrei imparato solo sul posto. Perciò mi invitò a trasferirmi, a passare un periodo della mia vita nella città che è la culla del jazz, anche per capire cosa fosse, come si lavorasse, da cosa venisse fuori il loro mondo artistico. Diciamo che mi ha fatto un po’ da mentore ed è stato stupendo perché per me allora era la rappresentazione di quello che avrei voluto essere allora: io per vent’anni ho cantato standards e nient’altro che quello, cioè sono stata davvero la jazzista purista. Attualmente faccio cose più personali, ma lei all’epoca lo aveva già intuito che io non sarei stata per sempre una jazzista purista.

Cosa è cambiato dal punto di vista artistico rispetto al tuo primo lavoro?

Il fatto che io faccio quello che mi pare, invece di seguire dei canoni di tradizione che sono magari più loro che miei: io non sono afroamericana, non sono americana; mi sono affacciata e specchiata nei loro canoni, ma devo dare degli apporti personali, che sono magari il fatto che io provenga dalla Puglia con i sapori mediterranei, i colori nostri, ed anche la nostra musicalità.

Dove nascono le copertine dei tuoi dischi (ti faccio questa domanda piuttosto scontata perché mi serve per creare un link)?

Sono tutte mie visioni…

Ecco, credo che Amalia Grè oggi viva molto di presente, ma che non abbia dimenticato il passato della scuola di scenografia teatrale?

Io ho questi tre elementi di comunicazione: music, design and writing. Io scrivo i testi, faccio musica, e sono una designer: sono tre canali di comunicazione paralleli che vanno avanti da sé ed io non posso trascurarne nessuno, né prediligerne uno. Io mi esprimo anche così, io sono questo. Questo è il mio mondo.

In quest’album ci sono molti tributi, tra cui Smile, dal film di Charlie Chpalin “Tempi moderni” del 1936. Questa è una ricerca molto “lontana”, ma moto attuale?

Il jazz è una musica “lontana” però attuale, perché è antichissima ma viene assaporata solo oggi, soprattutto in Italia – prima era troppo di nicchia di èlite – ma soprattutto io faccio i brani perché li scelgo, perché mi piacciono. Smile mi piace molto, quanto Moonriver, e quanto le altre che ho scelto. Poi io ho cantato standards per moltissimi anni per cui fare un classico della tradizione americana in un certo senso equivale a farne una mia, perché l’interpretazione è quello che crea la differenza, il tuo stile.

”Io cammino di notte da sola”.

E’ una canzone autobiografica?

Beh, sì. Io sono un’artista con una vita un po’ fuori da normale. E’ certo che io non cammini tutte le notti da sola per strada e nemmeno in casa, però senz’altro l’ho fatto molte volte per creare, perché in magari in quel momento di totale isolamento e pace uno trova ispirazione e può lavorare meglio.

Quindi sei tra quelli che sostengono che la notte ha un’atmosfera diversa e sia abbia una concentrazione diversa?

Lo è stato di più prima, adesso faccio una vita diversa. Però certo la notte ha un fascino, una calma ulteriore.

Se dovessi pensare di duettare con un artista contemporaneo, su chi ricadrebbe la tua scelta?

Su Madonna – così tagliamo la testa al toro e nessuno si offende!!! No, davvero… mi piace molto, e poi sarebbe molto kitch!

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