Intervista a Santos

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Abbiamo incontrato Santos in riferimento alla sua pubblicazione "Home Sweet Home" (MantraVibes - 2006). E' da considerare una tra le figure più interessante della nuova scena house italiana.  La nostra conversazione inizia evidenziando il significato della parola "Ballo". Non si poteva tralasciare una considerazione sulle collaborazione con Norman Cook aka Fatboy Slim.  Nel crossover musicale di Santos importante contributo è dato dalla scuola di Dusserdolf. L'Artista li definisce inventori della musica elettronica. Veri e propri sperimentatori. Big Beat, Elettronica, Shakadelic lo stile che Santos inventa. Nessun limite di stile un crossover senza limiti... La missione è far ballare. Senza regole imposte dal businnes musicale.

Alla domanda  se ha mai pensato di remixare un Artista classico nel suo stile.  Risponde: Sarebbe molto interessante.

Musica e ballo come liberazione?

E' un momento di liberazione assoluta. Ce lo insegna la storia antica. Io l’ho sempre vissuta come una ricerca personale: è sfogo corporale ed interesse culturale.

Ricerca del suono?

Il suono è piuttosto simile alle mie produzioni passate. Più che altro adesso il metodo di produzione è migliorato dal punto di vista tecnico e quindi si riesce a focalizzare meglio l’idea che si ha in mente. Quindi più che di “sviluppo del suono” parlerei di “sviluppo delle tecniche”.

Ma molti produttori tornano adesso a preferire macchinari analogici…?

Secondo me perché oggi i software virtuali sono davvero molto simili a quelli originali e ciascuno può scegliere quello che preferisce in piena libertà. Ma io ho spesso notato che la differenza la fa chi li usa gli strumenti: certe volte capita di ascoltare dischi e immaginare che siano stati fatti con strumenti analogici e mixer analogici da centiaia di milgliaia di euro, per poi scoprire che li ha fatti un ragazzino con il portatile! I giovani sono molto fortunati per la tecnologia che consente loro di registrare e suonare musica senza dover spendere cifre enormi in studi e tecnici per farli funzionare. E la musica di questa accessibilità ne sta godendo parecchio… Esattamente come è capitato per la house di Chicago alla fine degli anni ’80: i produttori lavoravano in studi casalinghi con campionatori e drum machine ed è stata la testa di chi produceva quei dischi, non le attrezzature, a renderla il fenomeno che è stato. Oggi stiamo vivendo un periodo simile, una house-music (nel senso di musica fatta in casa) più tecnologica: i ragazzi possono fare musica in casa, con livello tecnologico sempre più elevato.

A Norman Cook quale definizione daresti?

Un personaggio che ha cavalcato tante onde musicali: è partito con il rock romantico inglese degli anni ‘80, tutt’altro che da ballo, e poi sé stato affascinato dalla musica da club ed oltre ad aver “azzeccato” tantissime tracce è stato l’inventore del “big beat” ed ha dettato le regole, le basi, le leggi, del dancefloor da allora ad adesso. Chi inventa qualcosa è sempre da rispettare, perché inventa qualcosa di cui poi tutti noi godiamo.

Ed il tuo background quale influenze ha subito con la scuola dei Kraftwerk?

Sicuramente io amo il minimalismo ed in questo senso mi ritrovo parecchio nei Kraftwerk. Inoltre loro sono da ammirare per aver “fatto” cose tecnologiche quando la tecnologia in ambito musicale quasi non c’era. Come loro Giorgio Moroder. Se mi accostassero

Inventore di uno stile lo “Shackadelic” cosa rappresenta?

Shackadelic è un genere che non bada troppo agli stili. È un crossover senza limiti, la cui unica missione è quella di farti ballare. Molte volte i produttori sono limitati dalle definizioni, invece non dovrebbero esserci regole imposte dal business. Basta che faccia ballare.

Hai mai pensato di remixare un artista internazionale “classico”?

Sarebbe interessante. Recentemente ho remixato un pezzo di Manuel Gotching (fondatore della Cosmo Music; il campione di un suo pezzo si trova nell’”anthem” Sueno Latino) che è un produttore di musica ambient. L’ho remixato di recente ed è stato molto divertente perché partivo da un pezzo per niente dance.

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