Intervista a Rosalia De Souza

Mi dice «Aspetta un secondo, sono appena tornata e metto una tazza di thè».
Inizia così il nostro incontro questo pomeriggio alle 15.30 in EXTRANET con Rosalia De Souza. Nelle precedenti comunicazioni vi avevo ripassato questo prezioso incontro con un'Artista che ritengo sia fra le più interessanti nella scena della Bossa Nova.

Durante la conversazione si è parlato di musica e sentimenti. Il rapporto che esiste fra questi due aspetti. Non sono mancati i riferimenti alle nuove contaminazioni della stessa, alle infiltrazioni della Drum'n'Bass, del Rap, dell'Elettronica nella musica Latino americana. Rosalia racconta la propria esperienza in occasione del suo nuovo lavoro discografico che ha come tema portante l'Amore... L'intervista si conclude con Rosalia che è pronta ad assaporare la tisana e saluta con il calore tipico del Brasile....

Mi dicevi che stavi preparando il thè…?
 
Oltre che per bere qualcosa di caldo, quello del thè è un momento rituale, rilassante… Rosalia De Souza, nata a Rio de Janeiro, vive a Roma.
 
Prima lavoravi in banca, vero?
 
Io sono venuta in Italia a 21 anni - un momento in cui di solito magari si prende una decisione sulla direzione da dare alla propria vita – e tutti i miei amici musicisti mi dicevano: “ma che bella voce, vai a studiare canto” e sono riusciti a convincermi veramente. Non è stata proprio una scelta, stavo provando a fare delle cose e ho scoperto di voler cantare veramente quando nel ’94-’95 ho incontrato Nicola Conte; c’è voluto un po’ di tempo perché io lo potessi fare, ma “Caroda Moderna “ mi ha portato talmente tanto successo che da quel momento in poi sì che faccio veramente solo la cantante: ed è un lavoro eccezionale quello di poter interpretare, salire sul palco, comunicare, parlare con la gente e vederla interessata a quello che dici.
 
E’ un lavoro veramente eccezionale “Caroda Moderna”: status senza tempo…?

Beh, per me ha ovviamente un significato particolare perché è stato il mio primo disco da solista. Per me è sicuramente senza tempo perché è un marchio nella mia storia musicale. Quell’album è stato fatto un po’ per rivoluzionare il modo di vedere la musica brasiliana, cui i giovani non si avvicinavano perché per loro magari è considerata vecchia. Il pensiero generale è che la musica brasiliana si riassumesse in “pe-pe-pepe-pe-pe” (canticchia il tema classico della samba), non conoscendo la versione originale di questi brani. Il fatto che poi abbiamo messo l’elettronica ha fatto sì che i giovani vedessero la musica brasiliana e l’interprete brasiliano in un immaginario diverso. E i giovani l’hanno percepito molto. E’ una rivoluzione nel modo d’intendere la musica brasiliana in Italia.

So che non ti piace molto la contaminazione con la musica brasiliana originaria. Sei un po’ nostalgica….?

Io sono una cantante di bossanova e nel mio paese non vedo che venga dato così tanto valore. Quello che spero è che la ricerca delle radici, accostato alla drum n’ bass ed alla sperimentazione elettronica, faccia focalizzare di nuovo l’attenzione sulla bossanova: quello cui sono contro è riempire il Brasile con l’hip-hop od il funky al punto di fari dimenticare le nostre radici bossanova: sono divertentissimi, anche io mi diverto a farli, ma penso che sia troppo inflazionato. Io vedo la cosa con dispiacere. Bisogna andare avanti per scoprire le proprie radici.
 
Cosa significa per te “amore”?

Nonostante io abbia cantato nel mio repertorio più di tremila canzoni che parlano d’amore, non so come spiegare una parola così grossa: l’amore non ha definizione, è una cosa che va imparata ogni giorno, rinnovata ogni giorno. Io non smetterò mai di inculcare nelle persone l’amore che c’è dentro di me. Preferisco “passare” l’amore che c’è dentro di me più che il rancore.

E’ il mio modo di voler bene alle persone e di voler bene a me stessa.
 
Bossanova e Jazz…?

Tra gli intellettuali della musica bossanova andava molto di moda ascoltare jazz. Ma nella bossanova c’è più semplicità, anche quando si ha il controllo completo del gruppo. Credo che i brasiliani siano riusciti a semplificare il jazz in maniera radicale, per questo si chiama bossanova e non jazz brasiliano.

Il nuovo lavoro?

…è una richiesta al popolo brasiliano di risveglio della nostra cultura originaria. Anche se una persona che oggi ha 60 anni probabilmente non ascoltava bossanova ma musica etnica africana quando era piccola, io parlo della riscoperta della cultura originaria della mia generazione. Roberto Menscao è dedicato moltissimo a questo lavoro e mi ha aiutato a farlo: è un lavoro di rancore, una richiesta di risveglio, ed al tempo stesso un lavoro di amore da parte mia e di tutti quelli che lo hanno realizzato.

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