Intervista a Sergio Cammariere

Sergio Cammariere

Questo pomeriggio ho incontrato ai microfoni di EXTRANET un personaggio che stimo e ascolto da tempo con attenzione. Sergio Cammariere abbiamo chiacchierato della sua carriera da cantautore non sono mancati gli accenni al festival di Sanremo che lo vide vincitore del Premio della Critica “Mia Martini” nel 2003 inoltre sì è parlato del suo rapporto con Internet, quasi una "seconda famiglia" come afferma lo stesso Cammariere. Un'Artista decisamente delicato nel porsi come le parole che vengono ricalcata e scandite nelle sue composizioni.

Un cantautore apprezzato nella musica jazz che qualche tempo fa ha deciso di allargare i propri orizzonti e partecipare al Festival di Sanremo?


E’ stata una esperienza passata importante: sono passati 3 anni da quando siamo riusciti a beccare una canzone giusta al momento giusto e vincere 3 premi. La mia storia è un po’ ricominciata da Sanremo, anche se un paio di anni prima, sullo stesso palco, vincendo il premio Tenco, avevo già avuto dei segnali positivi.

Un successo che ha tardato ad arrivare?

Io avevo sempre lavorato per il cinema durante gli anni ’90. Poi mi è venuto voglia di scrivere canzoni e cantarle ed interpretarle.

”Il nuovo Paolo Conte”, anche se il fratello di Paolo ha detto che tu sei l’unico che non imita suo fratello?

Paolo Conte è il più grande chansonnier italiano riconosciuto nel mondo e per me sarebbe un onore seguire i suoi passi.

So che sei legato ad uno strumento particolare, la Melodica Soprano?

Sì, è quello strumentino a fiato su 2 ottave su cui i bambini da 6 o 7 anni possono incominciare a suonare. Mio zio me lo regalò quando facevo le elementari e mai avrei immaginato che da quello strumento sarei arrivato al conservatorio, all’orchestra, al Teatro Sisitna, ad un’orchestra sinfonica di 56 elementi!!!

Tra chi suona e chi usa software…?

Io sono stato uno dei primi ad avere dei sequencer durante gli anni ’80, perché per lavorare per il cinema mi erano necessari. Un musicista “tradizionale”, invece, ogni giorno deve dedicarsi al suo strumento e da questa pratica vengono fuori dei geni come Pat Metheny o Keith Jarrett: queste sono persone che ogni giorno si dedicano almeno un paio d’ore al giorno al loro strumento.

Un disco cui sei particolarmente legato?

”You must be living” di Billy Evans.

E se dovessi fare un tributo ad un Artista?

Sicuramente Tenco. Tenco scriveva jazz, adorava suonare il sax ed attraverso questo ha composto delle melodie eterne.

Com’è che il jazz ha trovato terreno fertile nell’area partenopea?

Forse perché si sono allargati gli orizzonti. Fino a qualche tempo fa era impensabile fare un concerto jazz in un conservatorio. Molte persone che studiano negli istituti di musica classica magari coltivano la passione per il jazz e chi ha la capacità di improvvisare e ne ha i numeri, attraverso il jazz lo può fare.

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Io entro spesso in chat con chi mi segue: non sono nemmeno più miei fan, sono diventati la mia famiglia. Almeno una volta al mese ci incontriamo e ci raccontiamo le cose. Questi hanno dei pass per i miei concerti e spesso vengono anche a vedere le prove

E fai anche dei test alle canzoni che devi pubblicare?


Questo non è mai accaduto. Adesso sto scrivendo il terzo album e lo sto giusto facendo ascoltare a chi passa da casa mia a Roma. Lo scambio e la condivisione sono sempre fondamentali: riuscire a rappresentare una musica ed una canzone dal vivo, collegandosi con un filo invisibile all’universo. Dare l’anima affinché il pubblico avverta tutto ciò.

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