Intervista a Giuseppe Bottero: "Jovanotti la sostanza dei sogni"

Autore del libro Jovanotti: la sostanza dei sogni (2009 – Alberti Ediotre) incontriamo Giuseppe Bottero, giornalista de La Stampa, che nel suo volume racconta con novizia per i dettagli la vita di Lorenzo Cherubini. Ripercorrendo dalla passione per la musica alle prime conduzioni a Radio Deejay alla produzioni Artistiche. Un talento innato quello di Lorenzo che ha saputo, con innocenza e spinto dall'amore verso la musica imporsi nella scena.

Come nasce l'idea di un libro sul personaggio "Jovanotti"?

Nasce da una convinzione: negli ultimi anni Jovanotti, prima come personaggio e poi come artista, è stato il musicista che meglio ha rappresentato l'Italia e i suoi cambiamenti, le sue evoluzioni. E' stato capace di muoversi nella cultura pop meglio di chiunque altro. Lorenzo è uno che sa innamorarsi follemente di cose molto diverse tra loro: è la sua forza.

Potremmo considerarla una biografia dell'Artista?

Se per biografia intendiamo una lunga analisi di ogni gesto, parola, canzone...sicuramente no. La mia idea era raccontare il mondo di Jovanotti, che è una cosa un po' diversa dallo scrivere una biografia: spero di esserci riuscito.

In riferimento al capitolo "Dio è un giradischi". Lorenzo racconta della finestra che dava sul vaticano. Un'immagine che probabilmente affannava il giovane Artista?

Non credo, penso piuttosto che abbia avuto un peso positivo all'interno della sua musica. Mi fa ridere chi “tifa” per un'Italia laicista, mi lascia perplesso chi digerisce senza fiatare ogni diktat che arriva da Oltretevere. Mi piace Lorenzo perché si fa domande, a volte non trova le risposte, si incasina...ma decide di compiere un percorso, di riempirsi la testa di dubbi.

Essendo uno speaker mi sono ritrovato in diverse affermazioni in particolare, quando, parlando della radio, si afferma: «Potevo parlare e mettere musica senza essere visto, creare una magia nascosta da un sipario che rimaneva sempre chiuso». A tuo avviso la Radio conserva questa magia?

Non so. Io ho fatto un po' di radio, ed è un mezzo straordinario. Ma forse quella sensazione di magia è un po' difficile da replicare. In radio ci sono tempi, c'è una grammatica da rispettare...ed è giusto. Però con le radio online, anche se devono allargare il loro bacino d'utenza, c'è la possibilità di attaccare mixer, pc, cuffie e giradischi, chiudere il sipario, e lasciarsi andare.

Il libro racconta anche degli incontri fondamentali nella vita dell'Artista come quello con Claudio Cecchetto. Come valuti questo talento?

Cecchetto è un personaggio straordinario, un “arcitaliano” perfetto. Creativo, a volte addirittura utopistico, eppure capace di assecondare mercato e inventare sempre nuovi fenomeni. Capisco che possa risultare antipatico, certo non è il portabandiera della purezza musicale..Cecchetto è più berlusconiano di Berlusconi, più giovane di Jovanotti, più veltroniano di Veltroni. Poteva nascere solo qui.

La radio nel corso della storia ha rappresentato sempre il mezzo per antonomasia dell'informazione, ritieni che oggi questa affermazione sia superata?

L'informazione è complessa e sfaccettata, sta cambiando alla velocità della luce e non spetta certo a me dare risposte. Forse rispetto all'informazione pura, quella dei giornali, la radio ha un ruolo diverso..

Cosa rappresenta la Radio oggi?

Per me rappresenta una compagna straordinaria! Ne ascolto moltissima. Adoro le trasmissioni che riescono a mescolare l'approfondimento al ritmo, e sicuramente preferisco la radio parlata alla radio musicale. Per la musica c'è il Web, ci sono i giradischi, ci sono i concerti.

Quali sono state le difficoltà incontrate nella raccolta delle fonti?

Io tengo molto a citare correttamente ogni parola, frase, virgola. Le difficoltà, quindi, credo tu possa immaginarle: ricerche in archivio, registrazioni di interviste radiofoniche, telefonate, mail. Mattine con la sveglia presto per scrivere prima di andare in redazione, serate trascorse a leggere vecchi articoli, giorni di vacanza barricato in montagna fra pile di libri e appunti. Un incubo per molti, immagino. Una goduria pazzesca per chi ama questo lavoro.

Quale idea hai di Lorenzo avendolo conosciuto così da vicino?

Lorenzo è l'Italia degli ultimi 20 anni. Piena di dubbi, ma capace di andare oltre.

Ci sarà un seguito a questo lavoro?

Non credo che mi occuperò ancora di Jovanotti. Ma continuerò a vivere in mezzo alla musica e alle parole, come ho sempre fatto.

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