Intervista a Fabrizio Mazzotta dai fumetti a Krusty il clown

Noto al grande pubblico come voce di alcuni fra i più noti cartoni animati fra cui Mizar in Goldrake, Eros in Pollon, Tontolone e Pittore ne I Puffi, Jaken in Inuyasha, Ted Carter ne Holly e Benji, due fuoriclasse, Zed in Scuola di polizia, Mignolo in Mignolo e Prof. e Krusty il clown ne I Simpson.

Inoltre è autore di sigle televisive e autore teatrale. Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Fabrizio Mazzotta.

Pronto, Fabrizio?

(voce di Krusty il Clown) Ehi ehi ehi, chi? Pronto?

Ehm… Fabrizio Mazzotta?

(voce di Krusty il Clown) No, qui non c’è nessun Fabrizio Mazzotta, ahahaha, qui è Krusty il Clown che parla!

Krusty il Clown!?! Cosa ci fai a casa di Fabrizio?

(voce di Krusty il Clown) Ahahahaha! Ma certamente! Io VIVO con Fabrizio Mazzotta! Ahahahaha!

Fabrizio Mazzotta, al microfono di Patrizio Longo. Ciao Fabrizio!

Ciao Patrizio, eccomi qua!

Anticipati da Krusty il Clown, il tuo “personaggio di bandiera”.

Sì, il mio attuale cavallo di battaglia. È da vent’anni che doppio i Simpson.

Fabrizio Mazzotta, la voce italiana di Krusty il Clown, ma non solo. Durante il tuo percorso artistico sia a diversi personaggi dei cartoni, fra cui Miran in Goldrake, Eros in Pollon, alcuni personaggi dei Puffi, sia del grande schermo. Quando ti avvicini al doppiaggio?

Dunque, io ho iniziato a lavorare nel mondo dello spettacolo facendo sceneggiati, fiction, caroselli, spot, e così via. Poi ho cominciato a doppiare me stesso nei film che facevo. La prima volta che sono entrato in sala doppiaggio avevo 4 o 5 anni, ma ho cominciato in modo continuativo a partire dai 12, 13 anni.

Quindi, in un certo senso, la tua presenza in sala di doppiaggio ha interrotto la tradizione che spesso vuole vedere, negli spot pubblicitari, la voce di bambini reinterpretata da donne.

Purtroppo è una brutta abitudine, invalsa negli anni ’80 con le tv private ed il doppiaggio milanese. È una cosa che a me, francamente, non piace molto. Si sente che è una voce falsata. Io stesso, quando faccio direzione del doppiaggio, cerco di chiamare bambini veri per doppiare i bambini.

Visto che abbiamo abbracciato quest’argomento, come si trova un bambino doppiatore. Come gli si dice che de doppiare un anello, come dite voi?

Quando ho iniziato, per me era come un gioco. Tutti erano molto pazienti e, devo dire, c’era anche più tempo per curare il doppiaggio e per allevare nuove generazioni di doppiatori. Si deve sempre tenere presente che si ha a che fare con un bambino, quindi si hanno tempi diversi. Sono molto più svegli degli adulti, a volte.

C’è differenza tra il doppiaggio per i cartoni animati e quello per gli attori “veri”?

Di base non c’è nessuna differenza, perché si tratta comunque di saper recitare. È chiaro che poi uno si impadronisce della tecnica di doppiaggio e tutto va da sé. Nessuna differenza di abilità, quindi. Al massimo, nei cartoni animati, occorre un po’ più di simpatia, di estro. Ci si deve divertire di più. Sono molto legato al doppiaggio per l’animazione, è quello per cui la maggior parte del pubblico mi conosce. A dire il vero preferisco i telefilm ai cartoni animati, ma ad alcuni di questi ultimi sono particolarmente legato: i Puffi, i Simpson, Pollon…

Hai anche doppiato un personaggio chiave in un film “icona” degli anni ’80, “Il tempo delle mele”. Qual era?

Era Raul, il ragazzo che dava la festa a cui Vic (Sophie Marceau) avrebbe poi conosciuto il suo ragazzo.

Durante questo percorso che ti ha visto prestare la voce a diversi personaggi, hai anche fatto diverse esperienze. Ti sei cimentato come autore e disegnatore di fumetti, hai pubblicato diversi racconti su numerose riviste del settore, tra cui Topolino e Lupo Alberto. Come nascono le tue storie, prendono spunto dalla vita reale?

un po’ da ciò che mi circonda, ma non da esperienza reali. Il fumetto è la mia prima grande passione, anche se nasco come doppiatore. Volevo fare il fumettista fin da piccolo, e non ho mai smesso: Lupo Alberto, Topolini, Cattivik… Il doppiaggio mi prende sempre più tempo, e non posso più dedicarmi al fumetto come un tempo. Non quanto vorrei.

Fabrizio Mazzotta al microfono di Patrizio Longo. Ora la domanda di rito: quanto ha di Krusty il Clown Fabrizio e quanto Fabrizio di Krusty il Clown?

Dopo vent’anni che lo doppio, l’unica cosa che – ogni tanto – ci accomuna, è del sano cinismo. Io non sono cattivo come lui, non fumo e non ho un pace-maker.

In quasi chiusura del nostro incontro, Fabrizio Mazzotta è un membro di prima linea dell’ADAM Italia, Associzione per la Difesa di Anime e Manga. Come nasce questa adesione?

Tempo fa mi fu chiesto di esprimermi, tramite un mio contributo, in merito alla censura effettuata sui cartoni animati. All’epoca avveniva molto più rispetto ad esso, anche se è un abitudine che permane. Io sono contrario ad ogni forma di censura, soprattutto nei cartoni animati, sia che si tratti di modificare i nomi giapponesi originali, sia che si eliminino la scene riguardanti - ad esempio - pistole e sangue.

Adesso, in chiusura del nostro appuntamento, richiamiamo un attimo in gioco Krusty. Come saluterebbe lui, sempre così arrabbiato e cinico?

(voce di Krusty il Clown) Ehi ehi ehi ehi ehi, ciao a tutti! Adesso basta, devo andare a far cicire i miei pupazzi da sette bambini filippini. Addio!

Grazie Fabrizio! Grazie per la disponibilità! A presto!

Grazie a voi!

Alla prossima!

Alla prossima, ciao!

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