Patrizio con Rosalia De SouzaLe 18.47 al telefono con Rosalia De Souza che sta per arrivare a Lecce. Mi chiede info sulla location. Ci diamo appuntamento all’ingresso della Città, farò loro da guida fino al “tendone”. Rosalia non è sola ma con alcuni musicisti di una importante realtà musicale nella scena jazz italiana il Quintetto X di cui l’Artista fa parte.

Un saluto come fra vecchi amici e dritti verso il “tendone” che questa sera vedrà in cartellone Rosalia a chiusura dell’evento Chi vuol intendere ..inTenda.

L’Artista ritorna in occasione della rassegna al nostro microfono per continuare la conversazione iniziata a Marzo 2006. Dove si parlava di origini della cultura musicale brasiliana e difesa delle stesse, nuovi talenti ed amore. Parola al centro della filosofia di vita di Rosalia.

Un’importante annuncio arriva dalla voce di Rosalia che lavora alla nuova realizzazione discografica ed un invito ai produttori italiani per un tributo dell’Artista a personaggi non del suo Brasile ma italiani come Luigi Tenco e Lucio Battisti.

Il resto lo ascoltate dalla splendida voce di Rosalia che in conclusione regala un riff (Ndr. Riff è un termine, forse coniato dai musicisti afroamericani, usato in campo musicale come abbreviazione e alterazione di refrain) di un classico brano di Vinícius de Moraes, una poesie la definisce.

Benvenuta Rosalia.

Ciao, grazie. Più che benvenuta direi bentornata, mi piace molto la Piazza leccese, la città, la gente. Sono felice di stare quì.

Il nostro precedente incontro si “consumava” davanti ad un tuo caldo the…?

Infatti, ero a casa che prendevo il the. Oggi mi piacerebbe anche perché sono raffreddatissima però non potevo assolutamente mancare a questa iniziativa che secondo me è molto importante per la città, per i ragazzi, per i musicisti, è una cosa molto bella quindi in ogni caso, anche se col febbrone, non potevo mancare ed eccomi qui.

Quanto la tua musica è autobiografica, rispecchia e trasmette le emozioni della tua cultura e delle tradizioni provenienti dal Brasile?

Mi considero molto più interprete che cantante, ogni canzone che canto io me la vesto addosso, quindi per me è come vivere ogni cosa. Ci sono alcune canzoni che sono particolarmente autobiografiche ovviamente, chi non ha vissuto un amore finito male. Chi non ha vissuto una storia di spiritualità?

In un certo qual modo tutte le canzoni vestono una mia storia personale, però ci sono anche quelle che non raccontano niente, che non sono particolarmente personali ma io le vesto come se fossi un’attrice che rappresenta una storia che sicuramente è la storia di qualcuno, questo è il mio dovere, raccontare con le canzoni qualcosa che anche gli altri sentono come proprio.

Parlando di tradizioni e culture, l’Italia e il Brasile hanno dei punti in comune?

Istintivamente no, però non lo so. L’Italia è troppo antica nelle sue radici e nelle sue tradizioni, invece il Brasile è un popolo molto giovane. Forse quello che ci accomuna è la positività, l’allegria nell’avere, anche nelle miserie, questo pensiero sempre positivo rispetto al futuro, certo non in tutte le piazze dove vado, non tutta l’Italia è così, però generalmente le persone che io incontro, che vengono a vedere i concerti, che vengono a vedere la musica e lo spettacolo sono persone che hanno pensieri così. Quindi io penso che la cosa che ci accomuna sia proprio questo, il senso di un futuro migliore.

Nella cultura musicale brasiliana esistono diverse influenze musicali dalla samba alla bossa nova, quest’ultima potremmo definirla una samba con un ritmo più lento. Risulti essere un’ottima interprete della cultura latino-americana. Ritieni che l’elemento tradizionale del Brasile nella cultura musicale sia più la bossa nova o la samba?

La samba sicuramente, perché la bossa nova è arrivata dopo, la samba già esisteva dal fado, noi siamo portati dal fado (Ndr. Il fado è un genere di musica popolare tipicamente portoghese.) al Chorinho alla samba, è una cosa più popolare, è arrivata prima. Invece la bossa nova è venuta dal jazz che è arrivato leggermente dopo, però non è cambiata nel tempo, la bossa nova è sempre la bossa nova, invece la samba ha avuto molte interferenze esterne, c’è il samba-pop che è quel samba che ha un po’ di americanismo dentro, c’è il samba en-edu che è quello delle scuole di samba che sono quelli più tradizionali, poi c’è il samba hip-hop, cioè usano il ritmo della samba e cantano in maniera ritmicamente diversa. La risposta è la samba sicuramente.

Il tuo modo di proporre musica ha in se un elemento di romanticismo. Come descriveresti il tuo approccio con la stessa?

Sì, è molto romantico, io sono una persona molto romantica altrimenti non potrei proprio cantare i tipi di canzoni che canto. Il mio approccio è di darmi completamente e romanticamente, come è la mia personalità, a questa musica. Il mio approccio è quello di far sentire alle persone il più possibile l’amore perché manca, quello che io vedo in generale è che la gente pensa che annoia sentire parlare di amore, non si rendono conto che anche nel pop italiano per esempio si parla sempre d’amore, anche i ragazzini che sono appassionati di Giorgia o di Laura Pausini, tutti questi che cantano amore, credo che bisogna cantarlo, è difficile trovare una persona che non sia romantica. Il mio approccio è quello, cantare l’amore e mi sento bene a farlo.

Com’è nata la tua collaborazione con Roberto Menescal?

La cosa è abbastanza da dietro, cioè quando ho deciso di fare un disco nuovo e ho parlato con Luciano Cantone e Davide Rosa della Schema Records gli ho dato un po’ un’idea di quello che volevo fare, volevo fare musica tradizionale, volevo tornare a fare la bossa nova e non usare niente di elettronico, quindi abbiamo pensato di chiamare due arrangiatori e compositori brasiliani: uno era Joao Donato e l’altro Roberto Menescal, poi abbiamo parlato con Toco, Tommasi Cunto quello che mi ha dato i brani da cantare e lui ha detto che secondo lui sarebbe stato meglio Roberto Menescal. Allora abbiamo pensato un attimo, abbiamo sentito Roberto Menescal e gli abbiamo mandato i miei dischi precedenti, quello con il Quintetto X e quello di Garota Moderna, lui li ha sentiti, ha deciso di collaborare con noi e sono passati quattro mesi prima che noi ci incontrassimo però nel frattempo ci siamo mandati delle informazioni via email, ci siamo parlati per telefono, ero emozionatissima non sai quanto.

Quindi la collaborazione è nata così, da un pensiero che forse sarebbe stato bello far produrre un disco da un personaggio che era la chiave della bossa nova negli anni ’60, ed è stata una fortuna che lui abbia accettato, gli è piaciuta la mia voce. Tra l’altro nel Garota Moderna abbiamo cantato una canzone sua, Adriana, che lui compose 43 anni fa per sua figlia, forse questa cosa anche lo ha emozionato un po’ e quindi ha deciso di collaborare con noi, ha deciso lui in realtà, noi volevamo però non eravamo certi che la cosa potesse essere fatta.

Il tributo è stato una sorta di valore aggiunto?

Più che valore aggiunto, perché poi lavorare con lui è stata veramente una cosa grandiosa, è una persona che dice senza dire, è molto di sensazione, lui ti guarda negli occhi, è una persona sincera, cerca di non dare mai un’opinione né troppo forte né troppo lontana, è proprio una persona diplomatica e sa comunicare esattamente ciò che vuole nella maniera giusta.

Marcos Valle ha scritto due canzoni per te e questo è stato un altro momento importante della tua carriera. Tu che sei così vicina a voler riportare alla luce la tradizione culturale del Brasile hai mai pensato di fare un CD tributo a personaggi della bossa nova quali Marcos Valle, Tom Jobim, Jao Donato, Elis Regina?

Sì, ho pensato di fare un CD tributo ma stranamente non di queste persone perché i miei concerti sono già un tributo a loro in continuazione. Io faccio dei brani di Tom Jobim da anni, faccio brani di Marcos Valle, di Joao Donato, di Carlos Dina, di Roberto Menescal da anni, non solo, anche delle cose più tropicaliste tipo Gilberto Gil, Caetano Veloso da sempre quindi non penso di fare proprio un disco tributo a loro. Ci sono già stati italiani che hanno fatto questa cosa e a me è dispiaciuto un po’, non perché siano state fatte da loro ma perché esistono delle cose che uno non deve toccare secondo me. Puoi fare nei concerti live un’interpretazione, però fare un disco, lo ha fatto Sakamoto con Morelembaum e Paola con rigor causa per carità, avevano la sala e il piano di Tom Jobim, quello si che è veramente fare un tributo. Io ho pensato di fare un tributo si, ma a qualche artista italiano come Luigi Tenco, come Battisti per esempio, che non fa nessuno, perché? Una cantante italiana o un cantante italiano anziché prendere i pezzi di questi personaggi che sono stati veramente la storia della musica italiana perché vanno a prendere la musica brasiliana per fare i tributi?

Io certe cose non le capisco. Mi piacerebbe cantare dei brani in italiano arrangiati da orchestre perché secondo me ci sono delle cose nella musica italiana che hanno segnato talmente tanto la vita della gente che ha la mia età o poco più di me che bisogna ricordare. La mia musica è ricordata nel mondo intero, viene ricordata sempre, quindi poi il tributo si può fare per esempio se Mogol mi chiama per fare un tributo a Battisti si, perché c’è Mogol, ma io da sola non mi azzarderei mai.

Ascolta l’intervista audio a Rosalia De Souza.

 

 

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