mariposa-05.jpgEclettici, singolari, unici. Compositori di musica “Componibile” ed assemblatori di differenti voci riconducibili alla stessa idea che ha come focus il concetto di INNOVAZIONE.

Incontriamo Michele ORVIETI per raccontare questa avventura che prende il nome di Mariposa dal vocabolario di lingua spagnola “farfalla”.

Michele ci racconta del progetto “Proffiti Now! – Prima Conferenza Sulla Musica Componibile”. (2005), affermando: «Sicuramente non è innovativo. Difficile partire a realizzare un prodotto discografico cercando di essere innovativi. Molto più divertente è cercare di variare con gusto ciò che già c’è stato….». la mia affermazione “siete una realtà originale”. Trova questa indimenticabile risposta “quella della variazione gustosa di ciò che già c’è stato”.
In quasi conclusione di questa interessante chiacchiera mi viene proposta una collaborazione al restauro sonoro delle interviste raccolte, oltre 180. Non posso io amante del cut’n’past non accettare al volo l’appetibile boccone….

La musica custodisce in sé l’elemento della scomponibilità. Cosa intendete dire quando parlate di “musica componibile”. Potrebbe sembrare un’ovvietà invece non è così. Componibilità= “composizione”?

Dal momento in cui, quasi per gioco, è nato il termine “musica componibile”, sono iniziate anche le sue interpretazioni. Nel nostro ultimo disco “Pròffiti Now!” abbiamo alternato, alle canzoni e ai brani strumentali, dei “costrutti” che abbiamo chiamato “conferenze”. Sono dei brani composti da porzioni di discorsi, parole, pezzi di frase, tratti da più di 180 interviste che abbiamo realizzato nei mesi precedenti alla produzione del disco, girando per l’Italia armati di minidisk. Molti interventi vertevano appunto sul termine “musica componibile”. Fra queste interviste ve ne è una anche a Sergio Staino, il quale, appunto, ci dice che “[….] il termine ‘musica componibile’ è un’ovvietà che non vi fa onore!”.
Per semplificare: l’invenzione del termine “musica componibile” è derivata anche dalla necessità di rispondere alla comune domanda “ma che musica fate?”, che fa rabbrividire la maggior parte dei gruppi musicali. Rispondere “facciamo musica componibile” di solito genera del buonumore, e spesso la risposta si chiude li.
Sviscerare i numerosi significati del termine è tassonomico compito di studiosi togati.

Come definireste “Proffiti Now! – Prima Conferenza Sulla Musica Componibile” (2005). Eclettico; Innovativo, Su generis?

Sicuramente non è innovativo. Difficile partire a realizzare un prodotto discografico cercando di essere innovativi. Molto più divertente è cercare di variare con gusto ciò che già c’è stato. Può essere un album eclettico perché è andato a costituire una sorta di summa di tutto quello che avevamo fatto musicalmente nei nostri 7 anni di attività: c’è la canzone minimale di bassa fedeltà, c’è il brano quasi-orchestrale costituito da stratificazioni, ci sono brani strumentali, il richiamo del “Canterbury sound”, il rumore, l’interesse per l’indagine documentaristica (e quindi per la radiofonia) espresso con le “conferenze”, la provocazione politica-sociale e religiosa. In più è confezionato su cartoncino fluorescente in 4 colori e può fungere anche da elegante specchietto abbronzante per signora.
Infine, definire “sui generis” un disco nel quale si discute anche dell’annosa questione dei “generi musicali”, è poi decisamente azzeccato.

Potremmo dire che è un disco manifesto?

Dei manifesti copia la grafica sloganistica e i colori, specialmente dai manifesti circensi. E poi, come dicevo poco sopra, è manifesto di tutto quello che potevamo dire fino a quel momento: manifesto, ma per alcuni anche, minestrone, guazzabuglio. O trovarobato, per altri.

La scelta di essere così originali è nata per caso oppure ha una spiegazione?

Ti ringrazio di averci definito originali. Intendo sempre, per originalità, quella di cui sopra: quella della variazione gustosa di ciò che già c’è stato. Questa cosa, se c’è, deriva probabilmente dai nostri quanto mai vari background personali: nel guazzabuglio (sempre di cui sopra) vanno a finire la musica accademica, l’atteggiamento da busker, il blues, la minimal music, la canzone d’autore sulla scia di Dalla-Gaber-Jannacci, il free-jazz, il rumore, il vaudeville, l’elettronica e molto altro. Ma questa non è certo una risposta molto originale.

Con lo sguardo rivolto al passato, se non ci fossero stati i Mariposa?

Io da piccolo volevo fare il dottore. Credo invece che adesso mi occuperei comunque di musica, dal lato teorico/storico/musicologico però. O forse sarei in qualche radio a leggere il gierre. Enrico (Gabrielli, ai fiati) avrebbe continuato la sua carriera musicale accademica, sarebbe entrato in un ensemble di musica contemporanea portando in giro anche le proprie composizioni. Alessandro (Fiori, al canto) sarebbe un artista grafico, un pittore, collages, fotografia. Rocco (Marchi, basso e chitarra) sarebbe uno strapagatissimo chef. Gianluca (Giusti, tastiere) sarebbe anche lui nel campo musicale, forse manager di giovani promesse da Festivalbar. Enzo (Cimino, batteria) è un grande batterista enfant-prodige: lo vedo al fianco di un Sylvian o di un Veloso. Valerio (Canè, basso e armonica) è entrato da poco nella compagine: difficile valutare a questo punto, ma credo che, Mariposa o non Mariposa, pubblicherà i propri romanzi scritti in grammelot.

Chi fra voi seleziona e come le interviste e conferenze da inserire nei vostri lavori?

E’ accaduto soltanto per “Pròffiti Now!”. Ci tengo a dire che le “conferenze”, nonostante siano il risultato di sovrapposizioni di frasi e discorsi, hanno un loro senso narrativo e musicale, sono dei veri e propri brani musicali, con temi, sviluppi, crescendi e riduzioni. Nei mesi accumulammo circa 30 ore di interviste con più di 180 personaggi coinvolti, dai musicisti ai produttori, dagli attori ai registi, amici, compositori, giornalisti, scrittori, gente della strada, psicologi, speaker radiofonici. Un affresco dell’Italia musicale (e non) che meriterebbe di non sparire e di prendere qualche forma. Anzi, in diretta, qui, caro Patrizio, ti getto una collaborazione fra Trovarobato ed Extranet, per il recupero, restauro e messa in onda delle 180 interviste realizzate per “Pròffiti Now!”.
Curiosamente, poi, questo interesse per il documentario, l’intervista, la dimensione sociologica della musica, uniti all’amore per la radiofonia, ci hanno portato, lo scorso anno, a realizzare un talk-show concerto radiofonico, dal nome di “Magazzeno bis”. Abbiamo registrato 23 puntate, prevalentemente nei nostri studi di Bologna (alcune in giro col nostro studio mobile), con un gruppo o singolo musicista ospiti per ogni puntata (da Manuel Agnelli Afterhours a Steve Piccolo, dai Jennifer Gentle a Vincenzo Vasi ecc….), con un piccolo pubblico, un presentatore (io), telefonate vere o verosimili, ospiti, intromissioni situazioniste, per cercare di ripercorrere lo spirito sperimentale e anarchico delle trasmissioni storiche di Arbore e Boncompagni come Alto Gradimento.

Adesso una domanda forse provocatoria. Se doveste suonare con altre Band. Mariposa e….?

No, non è provocatoria. Vorremmo suonare, prima di tutto assieme ai Gong di Daevid Allen: e questo è il nostro sogno. E poi: Zu, Anatrofobia, East Rodeo, Dario Licciardi, Trabant Mobil, The Residents, Aidoru, Maisie, Rosolina Mar, Faust, Davide Tidoni, Lorenzo Brusci, Vince Vasi, Robert Wyatt, The Zen Circus, Marta Sui Tubi. Ma, con tutti, vorremmo fare un progetto assieme, mica suonare uno dopo l’altro o viceversa, sia chiaro!

Durante i vostri live che risposta trovate da parte del pubblico. Partecipa volentieri alle registrazioni?

Noi cerchiamo sempre di coinvolgere emotivamente il pubblico all’interno del nostro spettacolo: se c’è da ridere, c’è da ridere COL pubblico; il rischio è sempre e immancabilmente l’autoreferenzialità, è necessario stare attenti. Se il luogo, il festival, il locale sono anch’essi predisposti per il coinvolgimento, spesso si creano delle alchimie piacevolissime. Mi sento in dovere di segnalare, dato che ho nominato i festival, che ci siamo trovati in condizioni ottimali, ad esempio, durante la nostra partecipazione al festival Six Days Sonic Madness, nel quale, una sinergia positiva di estrema poesia del luogo, estrema disponibilità da parte dell’organizzazione e vicinanza del pubblico, ci hanno permesso di creare un’alta tensione emotiva durante il live.
Fra Febbraio e Marzo del 2007, dopo più di un anno di pausa, i Mariposa ricominceranno a fare concerti, per una tournèe di una decina di date che andrà da Milano a Roma, toccando Venezia, Arezzo, Padova, Verona.

L’origine del vostro nome significa “farfalla” in Spagnolo. Nome scelto per descrivere la libertà ideologica che vive in voi o anche qui una casualità?

Casualità. All’atto della creazione del gruppo, forse nel 1998, Alessandro si era interessato alla pronuncia in varie lingue e dialetti della parola farfalla. E Mariposa gli è rimasto in testa.

Vi considerate una Band anarchica, fuori dal coro?

Preferisco dire, per sola assonanza, che siamo una band “autarchica”. Ma tutti insieme, dentro al coro, a scoprirne le minime variazioni e a tentare di riutilizzarle.

link band: www.naufragati.com

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