Marco Messina

Intervista ai 99 Posse per "Antifa" il singolo in free download

Il loro suono è inconfondibile. Hanno lasciato un'impronta indelebile nella cultura dub combinata con sonorità di matrice italiana. Adesso ritornano con un nuovo brano, dopo dieci anni dall'ultima pubblicazione.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo i 99 Posse con Marco Messina, bentrovato Marco?

Ciao Patrizio, è da un po' che non ci si sente

Cosa segna questo ritorno, quale sentimento?

Per citare un nostro vecchio classico, "odio mosso da amore" c'è la gioia di tornare a suonare insieme e la rabbia per ritrovarci in un presente che 10 anni fa non avremmo immaginato nemmeno nel più nero dei nostri incubi.

Diversi i progetti musicali che segui in questo caso sei il produttore. Quali i parametri che hai seguito per scegliere i suoni?

Credo che fare musica sia come fare sesso, se fai le cose con la testa riescono male....ci vuole istinto animale abbiamo lavorato come sempre: c' è stata una prima fase in cui abbiamo raccolto suoni e poi di getto a lavorare sui pezzi, Antifa è il primo risultato, presto ce ne saranno altri.

Perché Antifa cosa rivela questa sigla?

Antifa sta per antifascista, è la sigla di un movimento che si propone di riportare il fascismo nel luogo più adatto: le fogne.

In preparazione delle date live da Nord a Sud. A tuo avviso per quale motivo il pubblico è sempre così presente nei vostri live, anche se a volte usate il dialetto?

Perché i nostri concerti sono come dei riti collettivi, delle serate in cui tanta gente si ritrova insieme, unita, oltre che dalle note e dalle parole, anche da un sogno. In un momento in cui la sinistra non riesce più a fare opposizione il ruolo di questi eventi diventa ancora più importante. Ovviamente noi auspichiamo che la situazione cambi presto e che ci sia, di nuovo, un forte movimento che combatta la deriva (s)fascista in cui l'Italia sta sprofondando.

Mi commenti questa vostra dichiarazione: «Siamo i gay, le lesbiche, siamo i nordafricani, siamo ebrei, musulmani, siamo vestiti strani, siamo ispanici e rumeni, siamo rom, siamo slavi, simme napulitane e faticammo a Milano».?

Che dire a riguardo... quelle elencate sono categorie a rischio, continuamente attaccate, spesso anche fisicamente, da pazzi invasati che cascano nella propaganda d' odio diffusa dal partito dell'amore. Se l'italiano perde il posto non è colpa della Fiat che sposta la produzione in Romania, ma dell'immigrato che mosso dalla fame accetta di lavorare a condizioni peggiori di quelle di un operaio nato in Italia. La guerra dei poveri, insomma; tutti contro tutti, gli italiani contro gli "stranieri", i padani contro i terroni; gli unici che si salvano sono i veri nemici, quelli che nonostante la crisi continuano ad arricchirsi.

Segui Patrizio Longo su...