Davide Vettori

Intervista a Davide Vettori: ritmiche, riflessioni, arte

Intervista a Davide Vettori: ritmiche, riflessioni, arte

Diversi i modi attraverso i quali si può raccontare la società intorno al nostro essere. Una società dinamica, dove il tempo per riflettere sembra essere stato dimenticato. Per fortuna che a volte si incontrano persone che attraverso l'arte ed in questo caso le note del pentagramma raccontano e descrivono questo momento.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Davide Vettori. Bentrovato.

Piacere mio, è un onore, vero, essere ‘qui’!

Il primo lavoro che firmi con il nome di battesimo, a rappresentare un nuovo inizio?

Non lo considero tanto un ‘nuovo’ inizio, piuttosto lo sento come L’Inizio. Il fatto di spogliarsi da pseudonimi, non nascondersi più dietro a maschere e band me lo fa sentire più ufficiale, l’inizio effettivo e definitivo (pure se nei tempi precedenti non me ne sono stato con le mani in tasca, anzi). Prendendo in mano il coraggio di mettersi in gioco con tutta la faccia e la propria identità.

Visione Cosmetica è un cd che descrive: «la voglia di raccontare con sguardo sintetico le molteplici sfumature che caratterizzano questo tempo»?

Già, nasce dai ritmi e dal fare elettronico, schematico e quasi clinico, che fa da piano d’appoggio per la narrazione minimale, sintetica appunto, stesa con parole semplici, dirette, fatto di metafore basilari, i clichè del nostro tempo, i riferimenti del nostro vissuto quotidiano.

Un cd che descrive il senso estetico delle cose?

Estetico, in parte. Esteriore anche, vorrei dire. Nel senso che è meno ‘intimista’, meno metafisico di quello che poteva essere il primo lavoro in italiano. Ovviamente è (almeno per me) difficile scrivere in maniera completamente distaccata da se stessi, ma l’idea iniziale era ed è tuttora quella di dare un punto di vista ‘esterno’ per osservare appunto l’importante senso dell’estetica che si vive, generalizzando. Estetica anche come semplice ‘apparire’ non solo nel visivo/fisico, ma anche come un apparire ‘standard’ di situazioni, modi di pensare e di agire, capi saldi della vita.

Ci racconti quali le riflessioni che ti hanno portato a scrivere il cd?

All’inizio, tutto aveva cominciato a muoversi già tempo fa, all’epoca di You Wrong (band di cui ero cantante ed addetto al synth). Avvertivo una forte spinta, quasi una necessità, di comunicare in lingua madre, parlare direttamente in faccia con le persone ‘vicine’, per andare oltre a quel semplice ‘suonate bene, che figata, avete un bel tiro’. Sentivo che il basilare bofonchiare in inglese parole che nessuno comunque ascolta né capisce, personalmente non mi bastava.

Musica è comunicazione, e volevo (tuttora vorrei) comunicare in modo più ampio possibile, le note non bastano!

Ho ripreso per mano il mio progetto onemanband Humanature ed ho iniziato dal primo capitolo, ‘PERSONAL COMPUTER’, quando il fenomeno Facebook era già bello che partito, notando come molti mettessero tutta la loro vita nel social network (foto di piatti di pasta, ricordi delle vacanze, il cane sul divano, etc.), diversamente dai blog che mi capitava di ‘frequentare’ in passato, con spunti più ‘poetici-artistici’.

Questo m’ha portato a pensare: Dio, quanto sono ‘fortunato’ per essere così maledetto, e pur se maledetto ed isolato come tutti, in continuo movimento ed interscambio emotivo, cultura e sociale con quel piccolo manipolo di ‘amici’ con cui posso condividere la vita.

Da lì ho iniziato a scandagliare partendo dalla ‘Natura Umana’ alcuni aspetti miei e delle persone che si incrociano in giro:
1/5 del poter per esempio m’ha fermato a riflettere su quando ci si programma tutto, presente e futuro, senza considerare che possiamo e dobbiamo mettercela tutta, ma non abbiamo nessuna certezza e nessun vero controllo totale sulla nostra vita, sulla vita delle persone con cui siamo in relazione.

Causa d'Effetto è il mondo alla rovescia, come spesso si parla della politica sporca, che nulla ha a che vedere con il Bene comune che si voleva nell’antica Grecia, e la meritocrazia va in fondo al lago: dalla politica all’arte, dal lavoro generico alla fila nella spesa del supermarket, spesso chi sta sopra non è il migliore, ma semplicemente il più scaltro e senza ritegno.

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