Davide Tosches

Intervista a Davide Tosches: un attimo di riflessione "Luci della città distante"

Intervista a Davide Tosches: un attimo di riflessione "Luci della città distante"

Un viaggio verso il proprio mondo interiore in una società arida dove l'individuo spesso rifiuta di fermarsi ad osservare il proprio essere, canzoni spesso sussurrate ai margini di una natura indifferente.

Incontriamo Davide Tosches: musicista, illustratore, fondatore di Controrecords, per raccontare de Luci della città distante. Bentrovato Davide. Bentrovato.

Ciao Patrizio, grazie ancora una volta per il tuo tempo e l'interesse verso la mia musica.

È un disco importante per me, come ogni disco che faccio, ogni volta è un confronto con me stesso, ed è sorprendente vedere quante cose inaspettate, dolorose e meravigliose escono fuori dalla propria arte. Ovviamente tutto questo funziona solo se non hai intenzione di compiacere nessuno. È un flusso mistico di coscienza e di emozioni che non concede spazio al pensiero razionale.

Un lavoro sussurrato che guardava verso quale città?

Direi Torino in particolare, ma in realtà dalla casa dove abito si vede un panorama immenso che comprende anche il Canavese, Chivasso e tanti altri posti. Dopo il tramonto si vedono milioni di luci nella pianura, una visione affascinante e allo stesso tempo inquietante.

«Potremmo fonderci a un’alba algida e immaginare il mondo senza case né strade.» Un reset sociale, metafora di una società indifferente?

È una frase che ha scritto Giancarlo Onorato parlando del mio disco, lui capisce sempre molto bene quello che voglio dire, per quello è bello lavorare insieme e confrontarsi. Sì, forse hai ragione, una società indifferente, ma quando si dice indifferente di solito si sottintende indifferenza verso le altre persone che è già una cosa miserabile e dannosa a livello sociale, ma il discorso si chiude lì, mentre io parlo di indifferenza verso il mondo, la natura tutta, che è una cosa non solo dannosa, ma di gravità apocalittica, perché non ci si rende conto di essere vivi e di conseguenza non si dà importanza alle cose fondamentali e insostituibili come l'aria, l'acqua, la terra, le piante e tutte le altre creature che popolano il pianeta.

Racconti di una civiltà al tramonto, cosa ti invita a questa riflessione?

Quello che dicevo prima, la maggior parte delle persone non si rende minimamente conto dei danni irrimediabili che la nostra società "evoluta" e basata ormai quasi esclusivamente sulla scienza sta arrecando alla terra e quindi, inevitabilmente, anche all'uomo. Il dramma della nostra società nasce dal voler dominare la natura a tutti i costi. È una cosa che nasce dalla paura ma anziché chiamarla paura la chiamiamo progresso. È un'idiozia assoluta, la cosa peggiore e più pericolosa che possiamo fare e a quanto pare non abbiamo nessuna intenzione di rendercene conto. La natura va compresa e rispettata, se invece tentiamo di dominarla lei presto o tardi si dovrà difendere e lo farà con una violenza così spaventosa che oggi non possiamo neanche immaginare.

Un'intesa perfetta quella con Giancarlo Onorato come vi siete incontrati?

Ci siamo incontrati circa sette anni fa, avevo ascoltato il suo disco Falene e mi era piaciuto moltissimo e così gli avevo mandato il mio primo lavoro autoprodotto che si chiamava "Stressmog!", poi ci siamo piaciuti e abbiamo iniziato a lavorare sul mio primo disco. È un vero amico, una persona preziosa.

Com'è nata la copertina del lavoro?

Ho sempre disegnato da quando ero molto piccolo e per molti anni ho lavorato come illustratore, è la cosa che so fare meglio, molto meglio della musica, prima o poi dovevo disegnare una copertina di un mio disco e questo era il disco giusto e il momento giusto per farlo. Anche nel libretto del cd ci sono delle illustrazioni, mi sono divertito a farle e sono molto soddisfatto.

Una serie di brani che avevi nel cassetto o scritti per l'occasione quelli di questo Cd?

No, sono brani scritti appositamente per questo disco. Per il disco precedente invece avevo circa cinquanta brani e poi ne ho usati solo nove, ma non ho recuperato nulla di tutto quel materiale.

Al di là dei propri ascolti quali gli artisti che hai in casa sempre vicini al tuo lettore?

Più o meno sempre le solite cose da anni: Frank Sinatra, Alice Cooper, Joe Henry, Jim White, Bruce Cockburn, Piero Ciampi, Bill Frisell, Mimmo Locasciulli, Megadeth, Chet Baker, Smog, Van Morrison, Duke Ellington, Tom Waits, Harry Connick Jr, Del Amitri e Justin Currie, Tim Buckley e qualcun altro che ovviamente dimentico. Conosco e ascolto tantissima musica, ogni tanto scopro qualcosa di interessante, ma difficilmente mi esalto per più di due o tre dischi nuovi all'anno. Invece quando sto lavorando ad un disco nuovo non ascolto nulla per mesi, ho bisogno di silenzio.

Davide Tosches: "Il lento disgelo"

Davide Tosches: "Il lento disgelo"

Prosegue in questo secondo lavoro la linea sonora di Davide Tosches presentata in Dove l’erba è alta. L'ascolto è dato da attimi di sonorità intense che si intrecciano perfettamente con il richiamo della natura, un richiamo forte che spinge l'individuo a confrontarsi con gli altri ma non prima di aver letto nel suo essere più profondo.

Stiamo ascoltando Il lento disgelo per Controrecords / New Model Label, un cd che potremmo definire “fuori stagione” ma solo analizzando l'aspetto ciclico del tempo. I suoni avvolgenti, le liriche oniriche ed incentrate all'individuo alla sua essenza. Questi gli elementi di un lavoro che rifinisce l'aspetto sonoro non trascurando quello estetico.

Al cd si apprezzano diverse partecipazioni da: Dan Solo (Marlene Kuntz, Petrol), Carlo Actis Dato, Ramon Moro, Mao, Federico Sirianni, Roberto “Robbo” Bovolenta (El Tres, Amici di Roland), Andrea Ruggiero (Giorgio Canali, Operaja Criminale e molti altri), giusto per citare i più conosciuti.

Intervista a Davide Tosches: "Dove l'erba è alta"

È al suo primo esordi discografico Davide Tosches, dopo Stressmog! un disco auto prodotto, il suo nuovo lavoro s'intitola: Dove l'erba è alta un disco dai suoni avvolgenti che stabilisce un intenso rapporto con la natura.

Il compositore e scrittore Giancarlo Onorato parlando del lavoro lo definisce come “Una musica di suoni e non di note”.

Al microfono di Patrizio LONGO incontriamo Davide Tosches per raccontare questo percorso musicale.

Mi fa piacere iniziare l'intervista con la domanda: "Dove l'erba è alta"?

A me invece fa piacere ringraziarti per l'intervista come prima cosa. Dove l'erba è alta è un luogo dove non ci sono tracce di civiltà, è un posto dove posso sentirmi a casa ma sono comunque ospite perché non voglio dare alcun disturbo agli animali e alle piante. È sempre più necessario che come uomini civilizzati impariamo a rispettare gli spazi delle altre creature senza credere che il mondo sia esclusivamente nostro. Se perdiamo di vista questo valore rischiamo di distruggere quasi tutto quello che abbiamo di importante e che spesso non consideriamo. La natura è il luogo dal quale veniamo, non è una cosa esterna alle città, al nostro modo di vivere e alle nostre nevrosi. È un dato di fatto, ma è anche un invito a non perdere di vista le cose fondamentali nella quotidianità, per evitare conflitti con noi stessi e con gli altri, uomini, animali o piante che siano.[...]

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