Un percorso individuale non semplice quello di Giovanni Lindo Ferretti fatto da scelte spesso forti ed estreme contro il sistema, soprattutto quello cristiano per poi redimersi ed accoglierlo come credo di vita.
Insieme con Massimo Zamboni, in un incontro casuale, avvenuto in una discoteca in Germania, hanno portato ed affermato il punk progressivo in Italia.
È decisamente una figura carismatica ed ha rappresentato un riferimento per migliaia di giovani italiani anni ottanta, quello della contro cultura.
Un viaggio dagli Appennini italiani alla Berlino divisa del dopoguerra, da Sarajevo alla Mongolia, dal punk filosovietico degli anni Ottanta.
A distanza di venticinque anni dalla pubblicazione di Ortodossia (1984) il disco che presentava al pubblico i CCCP – Fedeli alla linea, Matteo Remitti e Stefano Fiz Bottura hanno voluto raccontare in Giovanni Lindo Ferretti: Canzoni, preghiere, parole, opere, omissioni (2010 – Arcana) il singolare percorso di questa personalità a volte inquieta.
Perché la scelta di rendere tributo alla personalità di Ferretti con questo libro?
Non direi proprio che sia un "tributo". È un tentativo di mettere in fila le cose, una biografia artistica, probabilmente non del tutto convenzionale. Avevamo tutte le intenzioni di evitare un'opera agiografica, da un lato, e i facili attacchi a testa bassa, dall'altro, considerato che ultimamente su Ferretti si sentono solo estremizzazioni in uno di questi due sensi. D'altra parte, abbiamo scritto pagine che non sono certo equilibrate, né pacate, né equidistanti. Anzi. E non solo per l'alta frequenza di esperienze raccolte o vissute da noi in prima persona. Poi, al solito, se il tentativo sia riuscito o meno non possiamo deciderlo noi.