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Intervista ai Saesciant: "Andiamo a Zanzibar"

Intervista ai Saesciant: "Andiamo a Zanzibar"

Uno stile di «musica ricreativa» presenta il nuovo lavoro per la band romana dei Saesciant. Il disco s'intitola Andiamo a Zanbibar un lavoro creativo ed allo stesso tempo ricco di ironia che si basa sull'amicizia di cinque ragazzi musicisti.

La loro musica promuove messaggi chiari che richiamano aspetti e tendenze sociali del nostro tempo.

Rispondono: Marco Pofi, Umberto Cutillo, Carlo Zamboni

Incontriamo i Saesciant ai quali chiediamo cosa significa un lavoro tra rock e «canzoni di fuga»?

Marco: Quando ero piccolo pensavo fosse la stessa cosa. Poi fermiamoci un attimo canzoni di fuga significa che uno si prende il lusso di guardarsi da un altro punto di vista…ma di guardarsi, non di fuggire. La scoperta della Terra mi sembra completata da qualche anno, come viverci ora che ci conosciamo tutti (alberi compresi) un po’ meno.

Intervista a Max Fuschetto: "Popular Games" un viaggio influenzato dalla cultura Arbereshe

Intervista a Max Fuschetto: "Popular Games" un viaggio influenzato dalla cultura Arbereshe

Siamo all'ascolto di un lavoro che incontra e gioca con diversi stili dalle atmosfere folk, alle composizioni di musica classica alla musica elettronica. Popular Games un lavoro che ha come filo conduttore la passione dell'Autore nella coniugazione di sonorità raffinate e composizioni colte.

Incontriamo Max Fuschetto autore di Popular Games. Un disco che sembra vivere un contrasto un disco che fonde composizioni fra elettronica, folk ed altro con una copertina “bucolica”. Quale il punto d'incontro?

Popular Games nasce dall’interesse per il suono e le forme in cui esso può strutturarsi; a volte si dimentica che gli stili sono soprattutto forme musicali, in questo disco ho voluto esplorare una serie di modi in cui il suono può organizzarsi e per farlo sono ricorso ad un insieme di elementi che sono patrimonio musicale comune.

Fonokit: "Non esiste"

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Il nuovo lavoro dei Fonokit s'intitola Amore O Purgatorio questo il video di presentazione per il singolo Non Esiste

Intervista a Leonora: "Electronic Ballads" il sogno che diventa realtà

Intervista a Leonora: "Electronic Ballads" il sogno che diventa realtà

Un disco che segna una nuova stazione di partenza per Leonora che in Electronic Ballads si allontana dall'universo della musica pop per intraprendere un viaggio fra musica d'autore ed elettronica valutando e sperimentando l'abbinamento delle armonie passando dal noise all'elettronica, dal suono della lingua inglese a quelle della lingua italiana.

Affascinante e introspettivo Electronic Ballads il nuovo lavoro di Leonora. Un disco che segna una nuova stazione di partenza?


Spero di sì. Mi piace molto il termine "stazione". Ho abbandonato da tempo l'idea di percorrere strade istituzionali e ho lasciato andare quel treno che, partito nel '96 con la canzone bit a Sanremo Giovani, mi aveva portato a realizzare qualche altro singolo e poco più. Ho fatto delle scelte diverse, non istituzionali, coltivando quasi esclusivamente il pubblico della rete che mi ha dato sostegno e nuovi stimoli.

Sei l'autrice dei testi come scrivi un brano?


Prendo spunto da un'idea musicale, di testo o dal fascino evocativo del suono. Tendo comunque a portare avanti la scrittura di parole e musica insieme. Lavoro molto al computer a cui sono legata anche compositivamente. Spesso parto da alcune tracce midi e dal suono di un "virtual instrument" prima ancora che dal pianoforte.

Inervista ad Orologi Rotti: "Ciao sono E.T."

Inervista ad Orologi Rotti: "Ciao sono E.T."

Un progetto musicale nato dall'incontro di Vito Astone e Pippo Sblendorio. I quali dopo una serie di partecipazioni con diversi artisti della scena, come Gatto Panceri, Paolo Vallesi, Pino D 'Angio, Massimo Varini decidono di fondare gli Orologi Rotti.

La Band si caratterizza per creatività artistica, soprattutto nella scrittura dei brani dove si possono leggere numerosi stati d'animo dall'ironico al sentimentale.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Pippo Sblendorio la voce della band per raccontare questo percorso e presentare il nuovo brano: Ciao sono E.T. Quale il riferimento con E.T.?

Ciao sono E.T. è la visione del nostro mondo attraverso gli occhi di una creatura extraterrestre. Egli naturalmente vede tutte le contraddizioni e le debolezze delle creature, a lui "extraterrestri", che abitano questo meraviglioso pianeta chiamato "Terra", e non riesce a capacitarsi di fronte a cotanta meravigliosa bellezza e di contro a tanta scelleratezza dei loro abitanti. Il suo sdegno arriva a tal punto da rifiutarsi completamente di scendere sul nostro mondo e di intraprendere qualsivoglia contatto con noi. Non mancano nell'arrangiamento del brano dei riferimenti storici quale l'inserimento nel bridge delle note del famosissimo film "Incontri ravvicinati del terzo tipo" note che servivano allora per creare il contatto con gli alieni. Il resto penso che sia abbastanza palese nello svolgersi del brano fino alla fine quando il nostro "amico" E.T lascia spazio alla speranza con una frase ad effetto.

Numerose le esperienze con artisti della scena pop. Un ricordo particolare che vi lega ad una di queste?

Senza dubbio la partecipazione attiva ai concerti di alcuni di loro (vedi Gatto Panceri e Paolo Vallesi) alla creazione degli arrangiamenti di alcune loro produzioni discografiche (Pino D'Angiò) fino al legame di amicizia e stima reciproca con degli artisti e produttori ormai icona della scena musicale italiana (Massimo Varini).

Intervista ai Thisorder: "Inner Island" il suono apparentemente in ordine

Intervista ai Thisorder: "Inner Island" il suono apparentemente in ordine

Un disco Inner Island scritto dopo aver ascoltato band rock ed influenzato dalla melodia di un isola lontana dalla tradizione della musica rock. Un lavoro che esprime alternati stadi d'animo nella forma canzone fra poesia e sentimento.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo i Thisorder per raccontare di questo primo lavoro.

Quanto la tradizione popolari hanno influenzato il vostro lavoro?

Siamo cresciuti in un contesto saturo di suoni e tradizioni popolari, anche se presto la nostra attenzione si è rivolta alla scena internazionale. Ma c’è un filo conduttore che unisce tutto e rende la musica linguaggio universale. Senza dubbio un certo “sapore” tipico della musica napoletana ha contribuito alla formazione di Marco come chitarrista. Tant’è che la chitarra di “Unus”,per quanto effettata e distorta, riprende uno stile comune alla ritmica della tarantella classica,come anche della pizzica. In Late Empire inoltre, la chitarra vira fortemente verso uno stile arabo, che rimanda a suoni che abbracciano tutto il sud Europa ed il medio oriente. Parliamo anche di flamenco,sintesi meravigliosa di mondi che si contaminano da millenni. Non è una piccola soddisfazione l‘essere riusciti a portare nel nostro rock questo tocco di "alternativo" che affonda le radici in secoli di storia e cultura mediterranea. In fondo, tutta la musica - o per lo meno tutta la musica migliore - è "world music", no?

Perché Inner Island?

Viviamo in un mondo dalle priorità-etiche, estetiche, sociali, morali, materiali - capovolte, e non ci resta che guardare al nostro interno, come in uno specchio, per trovare elementi che ci guidino nel decifrare la realtà. Un filtro, un’isola interiore, solida, concreta, il "sé", che si lascia bagnare senza farsi travolgere dal mare che la collega alla realtà esterna, fino a rendere questa realtà comprensibile. In 3Dawns Emanuele canta «madding with inner skull vast as outside»: oltre ad essere una citazione di Allen Ginsberg, questa frase ci dice che appunto l’interno è vasto come l’esterno, ossia che il dentro può, anzi deve, decifrare il fuori caotico e selvaggio che ci viene posto davanti come "razionale". Quando questo fuori ci si limita a subirlo, invece – "annuisci, produci, consuma, crepa!!" - non c’è più alcuna speranza di libertà. Da questo punto di vista, la nostra "reale isolanità" è un privilegio.

Hai un lavoro da proporre?

Hai un lavoro da proporre?

Sei uno scrittore, compositore, artista, cantante, interprete. Hai un lavoro da proporre?

Bene, hai trovato il luogo dove poter fare apprezzare e conoscere la tua creatività.

Numerosi gli Artisti che nella sezione VoltiNuovi raccontano dalla propria passione e cercano persone con le quali condividerla.

Se vuoi proporci un lavoro: un disco, libro, altro invia una mail indicando il link dove poter prendere una scheda informativa ed ascoltare il disco.

Vi ricontatterò quanto prima per discuterne insieme.

Intervista a Giuseppe Peveri alias Dente: "L'amore non è bello"

Dente

Parlando delle sue canzoni preferisce non dare ulteriori chiarimenti, affermando: «Volevo appunto che le canzoni rimanessero protagoniste assolute, che emergessero parole e melodie. Dei singoli brani, dei temi e di quello che ci sta dietro mi risulta difficile parlare perché sono canzoni autobiografiche e alle quali non vorrei aggiungere didascalie, perché per me stanno in piedi da sole.» Un carattere che sembra avere un aspetto ermetico che probabilmente evidenzia la sensibilità dell'autore.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Giuseppe Peveri in arte Dente per parlare dell'ultimo lavoro: L'amore non è bello (2009 – Ghost records).

Quando è stato pensato questo nuovo disco. Erano canzoni già scritte?

Il disco è stato registrato tra agosto e settembre 2008 raccogliendo canzoni scritte nell'arco dei due anni precedenti, quindi ci sono composizioni diciamo più o meno recenti.

Intervista ai Kalweit and the Spokes per il primo disco: "Around the Edges"

Kalweit and the Spokes

I Kalweit and the Spokes sono: Georgeanne Kalweit autorice dei testi, Leziero Rescigno e Giovanni Calella, il loro primo lavoro s'intitola Around the Edges. Un disco ispirato ai colori e agli odori della terra del Salento e ai deserti dell'American South West.

È un progetto nato dall'incontro di questi musicisti proveniente di diverse scena musicali i quali uniscono le proprie conoscenze per sperimentare fra diversi stili musicali come: old school blues, folk, post-punk e per rielaborare uno stile dove la canzone è al centro del lavoro.

Al microfono di Patrizio LONGO incontriamo i Kalweit and the Spokes per raccontare questa scelta sonora.[...]

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