Interviste

Intervista a Roberto Tardito: "Se fossi Dylan"

Intervista a Roberto Tardito: "Se fossi Dylan"

Lo abbiamo incontrato in occasione della pubblicazione: Angelo Branduardi: cercando l'oro. Un libro che guardava menestrello italiano che ha sempre affascinato l'Autore.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Roberto Tardito, autore del cd Se fossi Dylan. Bentrovato Roberto?

Bentrovato, Patrizio!

Cosa faresti se fossi Dylan?

Se fossi Dylan avrei un credito ed un'attenzione tale da potermi permettere esperimenti, sia in studio che dal vivo, che rompano di continuo gli schemi. O meglio: io sono e mi sento un artista libero, non sono sotto una multinazionale. Io non mi curo minimamente di ciò che può piacere o non piacere alla gente, non cerco di venire incontro a nessuno, non faccio calcoli. Oggi sono su questa strada, nulla esclude che domani ne prenda un'altra. Certo, se sono io a
sperimentare è sotto gli occhi di alcuni, se lo fanno Dylan o colleghi è sotto gli occhi del mondo.

Intervista a Marracash: "Fin qui tutto bene" un'Italia in caduta libera

Intervista a Marracash: "Fin qui tutto bene" un'Italia in caduta libera

La sua musica prende ispirazione dalla strada, dal vivere comune nei quartieri popolari proponendo uno stile forte e diretto senza mai scendere a compromessi.

Ha recentemente pubblicato il secondo disco che rifacendosi al singolo Fin qui tutto bene (Universal Music) ne prende il titolo e sembra che segua la scia del precedente, classificatosi con il disco d'oro.

Un lavoro con rivela una prospettiva artistica e compositiva più matura ed ampia, interessante il crossover con Giusy Ferreri nel brano La Rivincita e l'attenzione rivolta alle basi ritmiche che hanno visto la partecipazione di nomi come Deleterio, Don Joe per l'elettronica più intensa di Crookers e The Bloody Beetroots.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Marracash. Bentrovato!

Ciao a tutti!

Fino a qui tutto bene, un disco che attraverso l'uso delle metriche racconta del perbenismo?

No, in realtà racconta della società italiana, di questo paese che ai miei occhi sta precipitando.

Alla musica da sempre è riconosciuto il potere della parola. Come hai imparato ad usarla nel tempo? I rappers sono i nuovi poeti metropolitani?

Sì. Essendo il rap quello che faccio ed avendo io una matrice urbana, di strada, posso dirti che non è una cosa che impari dai libri, o semplicemente “decidendo” di imparare. È una cosa abbastanza istintiva, almeno nel mio caso. Come dicevi tu, io credo che il rap oggi sia il nuovo cantautorato, l’unico genere che ancora veicola un messaggio, un testo che possa arrivare alla gente.

Raccontavi di un paese in caduta libera, ma in che modo in Italia si vive la situazione sociale?

Si vive dicendosi ogni giorno «fino a qui tutto bene», appunto. Mandando giù delle cose che in altri paesi di solito fanno arrabbiare la gente, che di solito provocano delle reazioni. Ecco, quella secondo me è la cosa più preoccupante di questo paese: che non c’è mai una reazione, qualsiasi cosa accada. Si scopre il premier con una zoccola, passa un emendamento che non ti piaccia, la legge per le intercettazioni... non c’è mai una vera reazione a cose del genere. La gente tende ad andare avanti.

Intervista ai 99 Posse per "Antifa" il singolo in free download

Il loro suono è inconfondibile. Hanno lasciato un'impronta indelebile nella cultura dub combinata con sonorità di matrice italiana. Adesso ritornano con un nuovo brano, dopo dieci anni dall'ultima pubblicazione.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo i 99 Posse con Marco Messina, bentrovato Marco?

Ciao Patrizio, è da un po' che non ci si sente

Cosa segna questo ritorno, quale sentimento?

Per citare un nostro vecchio classico, "odio mosso da amore" c'è la gioia di tornare a suonare insieme e la rabbia per ritrovarci in un presente che 10 anni fa non avremmo immaginato nemmeno nel più nero dei nostri incubi.

Diversi i progetti musicali che segui in questo caso sei il produttore. Quali i parametri che hai seguito per scegliere i suoni?

Credo che fare musica sia come fare sesso, se fai le cose con la testa riescono male....ci vuole istinto animale abbiamo lavorato come sempre: c' è stata una prima fase in cui abbiamo raccolto suoni e poi di getto a lavorare sui pezzi, Antifa è il primo risultato, presto ce ne saranno altri.

Perché Antifa cosa rivela questa sigla?

Antifa sta per antifascista, è la sigla di un movimento che si propone di riportare il fascismo nel luogo più adatto: le fogne.

In preparazione delle date live da Nord a Sud. A tuo avviso per quale motivo il pubblico è sempre così presente nei vostri live, anche se a volte usate il dialetto?

Perché i nostri concerti sono come dei riti collettivi, delle serate in cui tanta gente si ritrova insieme, unita, oltre che dalle note e dalle parole, anche da un sogno. In un momento in cui la sinistra non riesce più a fare opposizione il ruolo di questi eventi diventa ancora più importante. Ovviamente noi auspichiamo che la situazione cambi presto e che ci sia, di nuovo, un forte movimento che combatta la deriva (s)fascista in cui l'Italia sta sprofondando.

Mi commenti questa vostra dichiarazione: «Siamo i gay, le lesbiche, siamo i nordafricani, siamo ebrei, musulmani, siamo vestiti strani, siamo ispanici e rumeni, siamo rom, siamo slavi, simme napulitane e faticammo a Milano».?

Che dire a riguardo... quelle elencate sono categorie a rischio, continuamente attaccate, spesso anche fisicamente, da pazzi invasati che cascano nella propaganda d' odio diffusa dal partito dell'amore. Se l'italiano perde il posto non è colpa della Fiat che sposta la produzione in Romania, ma dell'immigrato che mosso dalla fame accetta di lavorare a condizioni peggiori di quelle di un operaio nato in Italia. La guerra dei poveri, insomma; tutti contro tutti, gli italiani contro gli "stranieri", i padani contro i terroni; gli unici che si salvano sono i veri nemici, quelli che nonostante la crisi continuano ad arricchirsi.

Intervista a Ezio Guaitamacchi: "Delitti Rock"

Intervista a Ezio Guaitamacchi: "Delitti Rock"

Autore di numerosi libri come Le 1000 canzoni che ci hanno cambiato la vita, Peace & Love, sulla psichedelia californiana ed altri, incontriamo al microfono di Patrizio Longo lo scrittore Ezio Guaitamacchi per raccontare di Delitti Rock, da Robert Johnson a Michael Jackson: 200 indagini sulla scena del crimine (2010 - Arcana), un libro di musica scritto come un thriller noir.

Storie di Artisti, scomparsi in circostanze misteriose, che con la loro creatività hanno cambiato la scena musicale. Si racconta del mistero delle tre “J” che vede protagonisti Brian Jones, Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, del Club J27. Storie di personaggi che probabilmente con la loro musica stavano cambiando la società.

Un libro: Delitti Rock con retroscena inediti, curiosità, misteri e casi irrisolti intorno al mondo del rock'n'roll. Bentrovato Ezio?

Grazie, bentrovato a te!

Un'indagine in corso, questo volume?

Purtroppo sì ... Di rock si vive ma anche si muore. E la lista delle rockstar che scompaiono tende ad allungarsi...

Quando hai pensato di scrivere un libro sulla scena del crimine?

É successo dopo il caso che tratto nella prefazione al libro, quello della povera Lana Clarkson, l’attrice hollywoodiana uccisa da Phil Spector.

Lana era una mia amica: era stata mia ospite una decina di anni prima quando sperava di “trovare l’America in Italia ...”. Poi non l’ho più sentita: ho letto di lei sui giornali perché il “caso Phil Spector” è stato uno degli “open case” più famosi d’America. Gli avvocati della difesa hanno tentato in tutti i modi di fare passare l’omicidio per un suicidio: niente di più falso. Hanno pure detto che Lana fosse ubriaca e drogata. Vi posso assicurare che la cosa più pericolosa che a Lana piaceva bere era latte e menta ... Per fortuna, giustizia è stata fatta. Ai tempi, ho comprato un instant book sul caso di Lana e ho pensato che fosse interessante ricostruire tutte le morti misteriose di un secolo di musica. Scrivendole come fossero storie noir, partendo dalla scena del crimine.

Intervista ad Almamegretta: "Dubfellas vol. 2" l'incontro con vecchi amici

Intervista ad Almamegretta: "Dubfellas vol. 2"  l'incontro con vecchi amici

Presentano il nuovo lavoro anticipandolo con un disco intitolato Drop & Roll, disponibile sul sito del magazine XL. La pubblicazione ufficiale del nuovo album: Dubfellas vol. 2 è prevista fine aprile su Sanacore Records.

Al microfono di Patrizio Longo con Paolo Polcari di Almamegretta per raccontare questo viaggio nella musica dub. Bentrovato Paolo?

Ciao, bentrovato a te Patrizio.

Nel precedente incontro con Gennaro Tesone raccontavamo il percorso sonoro della band. Adesso il nuovo lavoro che si avvale di importanti collaborazioni, qualche anticipazione?

Come al solito gli Alma mettono insieme energie diverse ed importanti alla produzione di un album, mai come ora è questo un collettivo che riunisce musicisti provenienti da esperienze diverse e multiformi ma che hanno il dub e la musica popolare come comune denominatore.

Questa volta con noi in viaggio c'è Neil Perch di Zion Train che ha anche diviso il palco nella precedente tournée. Inoltre c'è anche Marcello Coleman che è il nostro attuale vocalist ed un'altra vecchia conoscenza come Jilie Higgins e tanti altri.

Dubfellas vol. 2 è un lavoro che rimarca il vostro viaggio nelle sonorità della musica dub cosa differisce dal precedente, quali i punti in comune?

Innanzitutto in comune c'è la musica dub che più che un genere musicale è un tipo di approccio alla fase creativa e produttiva che si svolge in studio.

Intervista a Matteo Remitti & Stefano Fiz Bottura: "Giovanni Lindo Ferretti: canzoni, preghiere, parole, opere, omissioni"

Intervista a Matteo Remitti & Stefano Fiz Bottura: "Giovanni Lindo Ferretti: canzoni, preghiere, parole, opere, omissioni"

Un percorso individuale non semplice quello di Giovanni Lindo Ferretti fatto da scelte spesso forti ed estreme contro il sistema, soprattutto quello cristiano per poi redimersi ed accoglierlo come credo di vita.

Insieme con Massimo Zamboni, in un incontro casuale, avvenuto in una discoteca in Germania, hanno portato ed affermato il punk progressivo in Italia.

È decisamente una figura carismatica ed ha rappresentato un riferimento per migliaia di giovani italiani anni ottanta, quello della contro cultura.

Un viaggio dagli Appennini italiani alla Berlino divisa del dopoguerra, da Sarajevo alla Mongolia, dal punk filosovietico degli anni Ottanta.

A distanza di venticinque anni dalla pubblicazione di Ortodossia (1984) il disco che presentava al pubblico i CCCP – Fedeli alla linea, Matteo Remitti e Stefano Fiz Bottura hanno voluto raccontare in Giovanni Lindo Ferretti: Canzoni, preghiere, parole, opere, omissioni (2010 – Arcana) il singolare percorso di questa personalità a volte inquieta.

Perché la scelta di rendere tributo alla personalità di Ferretti con questo libro?

Non direi proprio che sia un "tributo". È un tentativo di mettere in fila le cose, una biografia artistica, probabilmente non del tutto convenzionale. Avevamo tutte le intenzioni di evitare un'opera agiografica, da un lato, e i facili attacchi a testa bassa, dall'altro, considerato che ultimamente su Ferretti si sentono solo estremizzazioni in uno di questi due sensi. D'altra parte, abbiamo scritto pagine che non sono certo equilibrate, né pacate, né equidistanti. Anzi. E non solo per l'alta frequenza di esperienze raccolte o vissute da noi in prima persona. Poi, al solito, se il tentativo sia riuscito o meno non possiamo deciderlo noi.

Intervista a Nina Zilli: "Sempre Lontano" è la musica della mia vita

Intervista a Nina Zilli: "Sempre Lontano" è la musica della mia vita

Una personalità come poche che innamorata della musica la esprime con passione e fantasie. Ha intrapreso gli studi di soprano, nonostante amasse il rock, per meglio impostare e calibrare la propria voce, ha interpretato in cover quell'indimenticabile sound della Motown Records che negli anni '60 coinvolse i giovani americani per sbarcare in dopo poco in quella che si sarebbe chiamata Europa.

Durante questo percorso, rigorosamente in musica, ha anche fatto la vee-jay. Con la band Chiara & Gliscuri ha identificato il proprio stile per il rocksteady, reinterpretando dalle icone della Giamaicani al pop di Madonna al rock di Metallica ed Ac/Dc. Insieme ai Franziska, interessante realtà reggae nostrana al pari di band come Sud Sound System, ha portato avanti un tour europeo.

Non per ultimo, il regista Ferzan Ozpetek, attento selezionatore di musiche per i propri lavori, decide di inserire nel suo ultimo Mine Vaganti il singolo 50mila estratto dal nuovo lavoro di questa interessante artista.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Maria Chiara Fraschetta, in arte Nina Zilli, per raccontare di questa passione per la musica che l'ha vista anche protagonista alla passata edizione del Festival di Sanremo. Bentrovata Nina!

Grazie, ciao Patrizio!

Nel tuo nome si legge anche un tributo alla passione verso la musica Soul?

Certo, a Nina Simone, che è più jazz. Oltre ad essere la grandissima artista che il mondo conosce, è una donna che sa quello che vuole. È una guerriera che ha combattuto per tutto, nella sua vita. Era nera e donna in un mondo di maschi bianchi, per cui non ha neanche potuto diventare grande quanto avrebbe meritato. Pensa che per lei il jazz è stato un ripiego. Ha lottato per le donne, per la parità dei diritti, anche quelli della comunità afro-americana. È un grande esempio da seguire: le donne sono sempre bistrattate, oggi più che mai.

Intervista a Tony Maiello: "Il linguaggio della resa"

Intervista a Tony Maiello: "Il linguaggio della resa"

L'abbiamo incontrato pochi giorni prima dell'inizio della manifestazione augurandogli di vincere e così è stato.

Al microfono di Patrizio Longo con Tony Maiello, bentrovato?

Ciao Patrizio, grazie per l'invito.

E adesso? Inizia tutto da qui?

Sì, è sicuramente un bell'inizio, un'opportunità che capita poche volte. La sfrutteremo al massimo, e speriamo bene. Veramente un grande inizio... e speriamo che non sia la fine. (ride)

Se hai voglia, ripercorriamo gli attimi che hanno preceduto la nomina a vincitore?

Ero dietro le quinte, ed Antonella stava per ricevere la busta... due minuti prima - e te lo racconto perché è stata la cosa più bella di tutto il festival, al di là delle conoscenze e dell'esperienza in sé - si è avvicinato un microfonista e mi ha messo l'auricolare. Mi sono chiesto, ovviamente: «Perché solo a me l'auricolare? Non vedo nessun altro che lo porti...» E allora mi hanno detto: «Devi mettere l'auricolare, perché se vinci devi ricantare.» E in quel momento ho iniziato a rendermi conto di qualcosa, tanto che sono entrato sul palco piangendo, già emozionatissimo. Non è che io non creda in me stesso, ma quello di vincere è pur sempre un sogno. Partecipare è già tanto. da lì a vincere passa un po' di tempo.

Intervista a Roberto Tardito: "Angelo Branduardi: cercando l'oro"

Intervista a Roberto Tardito: "Angelo Branduardi: cercando l'oro"

Compositore e musicista che spazia le propria creatività fra lo scrivere canzoni e libri.

Durante questo percorso ha avuto l'opportunità di lavorare con artisti come Mauro Pagani e Morgan, ha dato un contributo al progetto WE7, promosso da Peter Gabriel e si è affacciato nel mondo virtuale di Second Life dove ha proposto alcuni live.

Incontriamo al microfono di Patrizio Longo lo scrittore Roberto Tardito autore del libro: Angelo Branduardi: cercando l'oro (2010 – Arcana) per conoscere i motivi che lo hanno portato a rendere tributo al "menestrello" della musica italiana. Bentrovato Roberto.

Bentrovato a te, Patrizio.

Perché un musicista decide di scrivere un libro su un altro musicista?

Ad istinto ti risponderei scherzosamente che l'ho scritto per invidia. Penso che la carriera di Angelo sia tra le più interessanti nel nostro panorama internazionale. Ci sono stati momenti alti, momenti altissimi, momenti normali e momenti bassi, come in ogni carriera. Però ci sono così tanti incontri particolari, intuizioni importanti. Sono sempre stato affascinato da chi è riuscito ad inserirsi in contesti storici senza cavalcare l'onda. Andando, anzi, controcorrente. Sotto un altro punto di vista mi ha sempre affascinato la sua attività dal vivo, più ancora che i dischi. Dal vivo Angelo è sempre stato una forza della natura, ascoltando un disco come Concerto o guardando filmati di concerti, anche e a maggior ragione quelli d'epoca, ci si può chiaramente rendere conto di questo. Probabilmente vedo la carriera di Angelo dal mio punto di vista di musicista, e quindi con un occhio particolare... In questo senso Cercando l'oro non è una biografia tradizionale, è un libro su un musicista scritto con stile da musicista.

Racconti d'Autore l'intervista a Don Backy: l'Essere contro corrente

Racconti d'Autore l'intervista Don Backy: l'Essere contro corrente

Ha conquistato i giovani in Italia degli anni 60/70, con il suo aspetto fuori dai canoni sociali del periodo e con la sua musica, che aveva come tema principale l'Amore universale.

La sua creatività è riuscita ad esprimerla non solo nella forma canzone ma anche scrivendo libri e disegnando fumetti. Un artigiano della creatività.

Al microfono di Patrizio Longo incontriamo Don Backy. Iniziamo a parlare del nuovo libro, Storia di altre storie: (1970 - 1980). La foto personale di quel periodo?

Sì, la mia storia magica musicale, diciamo. Più che altro, un affresco di tutto questo cinquantennio. Con questo secondo volume approdiamo al 1980, ma la mia intenzione è quella di arrivare quasi ai giorni nostri, infatti ho già iniziato a scrivere il terzo (1980/19..). La mia avventura personale racconta di un'Italia che non c'è più, anche nel sociale. Sullo sfondo di questo mio lungo cammino ci sono descritti molti episodi salienti, che hanno caratterizzato la vita di quel periodo. Per fare un esempio, c'è la citazione del primo lancio dello Sputnik nello spazio, con la cagnetta Laika a bordo. Ora vado a braccio, con quello che mi ricordo: la morte di Marilyn Monroe, di James Dean, l'avvento della televisione nel ‘54. I cambiamenti della moda: il taglio dei capelli alla Vergottini per le signore, le borse di Camerino... svariate citazioni che fanno ambiente, e raccontano un'Italia in bianco e nero che non esiste più. La mia storia è un pretesto, un po' come il viaggio di Dante guidato da Virgilio. Ecco, io sono il Virgilio del lettore, che a questo punto diventa il Dante al quale faccio vivere (o rivivere) quel tipo di Italia.

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